Nella notte tra mercoledì 25 e giovedì 26 novembre Giuseppe Forciniti, 33enne originario di Cosenza, ha ucciso a coltellate la sua compagna Aurelia L., sua quasi coetanea, madre di due bambini di 3 e 8 anni. L'ennesimo femminicidio riportato dalle pagine di Cronaca Nera di tutti i quotidiani italiani si è consumato a Roveredo in Piano, piccolo comune della provincia di Pordenone. L'uomo, dopo il delitto, si è costituito, ma il legale da lui indicato, l'avvocatessa Rossana Rovere, si è rifiutata di difenderlo.

L'avvocatessa Rossana Rovere non ha accettato di difendere il femminicida

Giuseppe Forciniti ha ucciso la compagna a coltellate, poi, con ancora le mani e i vestiti sporchi di sangue si è presentato in Questura.

Dopo aver provato a nascondere il delitto asserendo di aver avuto una colluttazione con un ladro, è crollato e ha ammesso le proprie responsabilità.

Accusato di omicidio volontario pluriaggravato, il 33enne è stato arrestato e, al momento del fermo ha indicato come suo legale l'avvocatessa Rossana Rovere, legale di Pordenone già presidente dell'Ordine degli avvocati della provincia friulana. La professionista, però, da sempre in prima linea contro la violenza di genere, ha declinato la difesa per motivi etici. "Dopo una vita e una carriera spese per tutelare i diritti delle donne - ha spiegato - non posso accettare l'incarico". "Ho rinunciato - ha precisato all'Agi - perché non me la sento proprio, in quanto io sono tutta dall'altra parte".

Poi, ribadendo che difendere un femminicida reo confesso sarebbe stato in contrasto con i suoi ideali ha aggiunto: "Solo ieri, in Cassazione, ho ottenuto un'importante vittoria per un riconoscimento della responsabilità dello Stato italiano nei confronti delle donne vittime di violenza".

Da quanto si apprende, l'uomo, sarà assistito da un altro legale, l'avvocato Ernesto De Toni del Foro di Padova.

Il delitto

In queste ore, le forze dell'ordine stanno cercando di ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto nella notte nell'abitazione che la coppia condivideva dal 2013. I loro due figli, al momento del delitto, non erano in casa perché si trovavano dai nonni materni. Nella tarda serata di ieri, infatti, l'uomo, senza preavviso, si è presentato dal cognato per chiedergli di tenergli i bambini.

Poi, senza dare spiegazioni, si è allontanato in auto.

Ancora non è chiaro cosa abbia spinto il 33nne cosentino, che da qualche mese lavorava presso il reparto d'Ortopedia dell'ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, ad aggredire la compagna con un coltello. Come ha spiegato il sindaco, infatti, la situazione familiare sembrava tranquilla e ai servizi sociali non erano mai giunte segnalazioni di disagio.

Anche i genitori di Aurelia, distrutti dal dolore, non riescono a capacitarsi di quanto successo: "Non sappiamo cosa possa essere accaduto - hanno dichiarato - non c'era nulla che potesse lasciare presagire questo epilogo".

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