Rossella Schettino rompe il silenzio. La giovane figlia dell'ex comandante della Costa Concordia difende via social il padre, dal 2017 detenuto nel carcere romano di Rebibbia per omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, naufragio colposo, false comunicazioni e abbandono della nave. Francesco Schettino, infatti, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione a seguito di uno dei più gravi naufragi della storia italiana: quello avvenuto davanti l'Isola del Giglio nel 2012. Nella tragedia morirono 32 persone.

Schettino, la figlia: 'Il solo a pagare per tutti'

La 21enne Rossella Schettino dedica un lungo post sulla sua pagina Facebook per riabilitare il padre.

Secondo la ragazza avrebbe fatto da capro espiatorio pagando per colpe che sarebbero da ripartire, invece, tra ufficiali, armatore, costruttore ed ente certificatore della nave naufragata.

"Mio padre in tutta questa vicenda è rimasto solo fin dal primo momento in plancia dove l’intero bridge team è mancato nel suo ruolo e nelle fasi più importanti della manovra e della gestione dell’emergenza. È rimasto solo di fronte all’opinione pubblica, è rimasto solo di fronte alla giustizia, è rimasto il solo a pagare per tutti e oggi è il solo che da anni è rinchiuso in un carcere", ha scritto Rossella Schettino. La ragazza annuncia di aver creato un canale su Youtube, dedicato al padre, in cui ha inserito un video di quasi 11 minuti che in passato, a causa di "pressioni", sarebbe stato oggetto di "una forzata rimozione" dalla Rete.

Schettino, il video: 'Non un tentativo estremo di difesa'

Il video si intitola 'La norma e la coscienza' e ha per protagonista proprio Francesco Schettino che, alla vigilia della sentenza della Cassazione e quindi dell'inizio della sua reclusione, ricostruisce l'incidente e l’emergenza della Costa Concordia, ciò che gli sarebbe stato riferito dall'equipaggio e ciò che avrebbe accertato di suo in quei drammatici momenti.

La figlia che girò quel filmato con il padre, consapevole che sarebbero stati gli ultimi momenti che trascorrevano insieme, ha scritto che riproporre il filmato non è un estremo tentativo di difesa dal momento che fu pubblicato dopo che Schettino andò in carcere. L'intento, invece, è quello di "lasciare testimonianza diretta dei fatti e delle scelte di quella notte".

Disinformazione e pressione mediatica avrebbero distorto la realtà, non permettendo a suo padre di dare un'informazione corretta. "Resto saldamente presente al fianco di mio padre e del Comandante Francesco Schettino lungo la rotta della verità", ha scritto la ragazza a conclusione del post.

Schettino, condanna definitiva

La sera del 12 maggio 2017, Francesco Schettino ha aspettato di conoscere il verdetto della Cassazione nella sua auto parcheggiata poco lontana dall'istituto penale di Rebibbia. Poi, subito dopo aver appreso di essere stato condannato definitivamente, si è consegnato in carcere assumendo su di sé la responsabilità che nei tre gradi del processo aveva cercato di ripartire con l'equipaggio. "Credo nella giustizia", ha detto all'ingresso di Rebibbia.

Erano le 21:47 del 13 gennaio 2012 quando la Costa Concordia, partita da Civitavecchia per arrivare a Savona, finì sullo scoglio de Le Scole davanti al Giglio dopo che il comandante decise di effettuare ad alta velocità di crociera, il cosiddetto "inchino", azzardata manovra di avvicinamento all'isola in segno di saluto. Si aprì uno squarcio, lungo trenta metri e largo tre, sulla fiancata di sinistra della nave. Nella requisitoria finale, l'accusa sottolineò il ritardo di oltre un’ora nel dare l'allarme, la mancata collaborazione con la Capitaneria di porto e l'abbandono della nave di Schettino.

A bordo c'erano 4229 persone, di cui 1013 membri dell'equipaggio e 3216 passeggeri. La nave, inclinata di 30 gradi, divenne una trappola per i passeggeri: in 32 non poterono essere salvati, 193 ne uscirono vivi ma feriti e traumatizzati.

Le ricerche dei superstiti andarono avanti per giorni. Ci vollero mesi prima di poter rimuovere la nave, poi demolita nelle acciaierie genovesi.

Nei cinque anni di libertà prima della condanna definitiva Schettino, definito dalla testata tedesca Bild 'Capitan Codardo', fece un discusso intervento all’Università La Sapienza di Roma sulla gestione del panico, scrisse un libro verità sul naufragio con la giornalista Vittoriana Abbate, realizzò un video intitolato 'L'onore del marinaio' in cui raccontò di non aver abbandonato la Concordia. Nel processo, altri imputati hanno patteggiato la pena, la Costa ha risarcito la maggior parte dei parenti delle vittime. Oggi Schettino, 60enne, sarebbe un detenuto modello. Ma solo dopo aver scontato i primi cinque anni di reclusione, un terzo della pena, potrà ottenere permessi, premi o misure alternative.

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