Stefano Ansaldi, il ginecologo campano rinvenuto senza vita a Milano nei giorni scorsi, potrebbe essersi suicidato. La conferma dell'ipotesi ventilata nelle scorse ore dagli inquirenti, sarebbe già arrivata dall'autopsia. Non si esclude che il medico si sia ucciso per i troppi debiti.

Il ginecologo si sarebbe tolto la vita per problemi economici

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova, Stefano Ansaldi, ginecologo 65enne, sarebbe salito a Milano con l'intento di togliersi la vita. Ancora non ci sono certezze, ma dietro quello che sembra un estremo gesto potrebbero esserci pesanti debiti.

La situazione economica del medico beneventano, infatti, non sarebbe stata delle più floride. Ansaldi aveva uno studio a Napoli e la sua carriera di ginecologo non sembra macchiata da alcuna ombra. Tuttavia, nel corso delle indagini, sarebbe emerso che in passato il medico era stato il titolare di un laboratorio di analisi (più precisamente di "patologia clinica") in via Fratelli Grimm, rione Incis.

Questa attività, negli ultimi anni, sarebbe stata oggetto di diverse sentenze del locale Tribunale fallimentare in quanto nel corso del 2010 avrebbe accumulato circa mezzo milione di debiti. L'impresa, dichiarata fallita nel 2015, era legata alla sanità pubblica della Regione Campania e convenzionata per gli esami con la Asl Napoli 1, ma non avrebbe riscosso pagamenti e avrebbe accumulato solo perdite.

Nel 2012 la banca Unicredit era arrivata a chiedere un decreto ingiuntivo per quasi 57 mila euro che, tuttavia, non era stato notificato in quanto l'ufficiale giudiziario non era riuscito a rintracciare né la società, né il legale rappresentante. A carico di Ansaldi, inoltre, risulta anche un'altra pendenza che, nel 2014, gli era costata un’ipoteca legale iscritta da Equitalia per circa 77 mila euro.

Il biglietto di sola andata e il coronavirus

Ansaldi è stato rinvenuto senza vita a Milano, in via Macchi, intorno alle 18:00 di sabato 19 dicembre. Inizialmente, gli investigatori avevano ipotizzato un episodio di microcriminalità finito nel sangue, ma la delicata attività investigativa portata avanti dai carabinieri ha raccontato un'altra verità. Dietro la morte del ginecologo campano non ci sarebbero né una vendetta né una rapina. Stefano Ansaldi dopo aver indossato un paio di guanti in lattice si sarebbe inferto una ferita mortale alla gola.

Il medico, da quanto ricostruito, era arrivato in treno nel capoluogo lombardo tre ore prima di essere rinvenuto, ormai senza vita, da alcuni passanti su un marciapiede. Accanto al corpo esamine, gli inquirenti hanno trovato un coltello da cucina (l'arma del delitto), senza impronte, il Rolex e una valigetta 24 ore contenente semplicemente i documenti d’identità e dei biscotti. Il medico, da quanto emerso, era positivo al coronavirus e, nonostante avesse detto ai familiari che sarebbe rientrato in giornata, non ha mai acquistato il biglietto di ritorno.

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