Covid e nuova variante del virus, un tema che da qualche settimana risulta di stretta attualità. La buona notizia è che le mutazioni del virus non colgono la scienza impreparata, la malattia che si sviluppa pare essere la stessa e, soprattutto, il vaccino sembra destinato ad avere uguale efficacia anche con le diverse strutture del virus che si stanno isolando.

Evidenze che rappresentano gigantesche buone notizie, a fronte però di un rovescio della medaglia: la maggiore velocità con cui alcune varianti si diffonderebbero. Il riferimento va, come è noto, in particolare a quella inglese.

In sostanza qualora fosse verificata questa caratteristica ci si troverebbe ad innalzare il livello di guardia e a velocizzare il più possibile la campagna vaccinale, tenuto conto che una maggiore diffusibilità, secondo gli esperti, corrisponderebbe ad un'immunità di gregge che finirebbe per essere raggiunta a percentuali più alte della popolazione rispetto a quelle individuate per il Sars-Cov2 'classico'.

Il dato di fatto è che, al momento, l'Inghilterra sta convivendo con numeri particolarmente alti relativi ai contagi quotidiani. Sarà, ovviamente, da valutare quanto ciò dipenda dal fatto che stia propagandosi la nuova variante.

Coronavirus, Galli spiega la situazione

Inevitabile, a questo punto, domandarsi se una situazione del genere possa verificarsi anche in Italia. A parlarne è stato Massimo Galli, uno che, in genere, non ama parlare per dire solo che ciò che gli altri vorrebbero sentirsi dire. Non è un caso che, quando la Covid sembrava quasi sembrava un problema superato, lui delineava il rischio all'orizzonte di nuove impennate, anche a costo di farsi dare dell'allarmista. È evidente, tuttavia, come alla fine abbia avuto ragione lui.

Rispetto all'ipotesi che i numeri inglesi possano vedersi anche in Italia a breve, non si sbilancia, ma si limita ad un avvertimento . "Mi auguro - ha precisato - di no, ma è chiaro che siamo allarmati. Qualcosa di simile è capitato circa tre mesi fa. Anche allora ci guardavamo intorno e pensavamo di essere bravini, andavamo meglio degli altri Paesi.

Non era la logica giusta".

Nuova variante virus, la possibile scelta inglese sulle due dosi del vaccino fa discutere

Galli non si sbilancia scientificamente su quelle che potrebbero essere le nuove varianti, sulla base del fatto che, a suo avviso, si tratta di cose da studiare nel dettaglio. C'è, però, un aspetto che sembra inquietarlo. "Il fatto che gli inglesi si stiano assai preoccupando, tanto da ragionare di fare la seconda dose di vaccino anche in ritardo sui termini previsti per diffondere il più possibile la prima, fa pensare.

E poi non credo che stiano approvando a tamburo battente anche gli altri vaccini solo per dire al mondo che sono bravi. Sembrano proprio spaventati".

In questo caso Galli fa riferimento al fatto che in Inghilterra si stia immaginando di arrivare ad una scelta singolare sulla distribuzione del vaccino. Come è noto, per quelli già approvati, per raggiungere un'immunizzazione completa occorre ricevere due dosi distanziate nel tempo. Tuttavia, dopo la prima si ha un primo livello di protezione (anche se non completo). Oltre Manica, da tempo si ipotizza di distanziare le due somministrazioni più del dovuto, in maniera tale da dare a quante più persone possibili almeno la prima.

Si parla di un periodo di circa dodici settimane di intermezzo, significativamente più esteso rispetto alle tre disposte dalle sperimentazioni di Pfizer.

Una scelta che, stando alle parole dell'infettivologo, potrebbe anche essere determinata dal timore.

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