Dopo quasi 20 anni tra indagini, depistaggi, colpi di scena e archiviazioni, il processo sul delitto di Serena Mollicone, la 18enne di Arce, nel frosinate, si è aperto oggi, 19 marzo, al Tribunale di Cassino. La data coincide con la festa di San Giuseppe e non per caso: è un tributo a Guglielmo Mollicone, il papà di Serena che si è sempre battuto per conoscere la verità sulla morte della figlia. Scomparsa la mattina del 1° giugno 2001, Serena fu ritrovata due giorni dopo in un boschetto in località Anitrella. Oggi Guglielmo avrebbe voluto esserci, ma non ha fatto in tempo neanche a sapere del rinvio a giudizio, avvenuto a fine luglio, dei cinque imputati, tra cui tre carabinieri: è morto il 31 maggio scorso.

Serena Mollicone, prima udienza lampo

La prima udienza del processo per il delitto di Serena Mollicone si è svolta a porte chiuse nel rispetto delle norme anti-Covid. Si è trattata di un'udienza lampo per costituire le parti civili, quindi si è rinviato il processo al 16 aprile. La prossima udienza si terrà nell'aula magna dell'università di Cassino per dare la possibilità anche alla stampa di essere presente, trattandosi di un processo di grande rilievo che interessa l'opinione pubblica. Il processo avrebbe già dovuto svolgersi l'11 gennaio, ma è slittato di due mesi per mancanza dei due giudici togati con cui comporre la Corte d'Assise. La circostanza ha spinto il presidente del Tribunale di Cassino, Massimo Capurso, a rimandare il suo pensionamento, previsto dal 1° gennaio, e a presiedere lui stesso la corte che dovrà prendere decisioni cruciali, a cominciare dalla scelta dei testi in una lunghissima lista di oltre 200.

Nel corso di questa prima udienza, la difesa degli imputati ha chiesto di estromettere il ministero della Difesa e quindi l'Arma dei carabinieri e il Comune di Arce dalla costituzione di parte civile.

Il grande assente oggi è stato proprio Guglielmo Mollicone, l'ex maestro elementare e papà di Serena. Al suo posto, c'era la figlia e sorella maggiore di Serena, Consuelo Mollicone, arrivata a palazzo di Giustizia con largo anticipo, accompagnata dal difensore Dario De Santis.

L'avvocato, proprio durante il funerale di Guglielmo, ha promesso di rendergli giustizia. Non erano, invece, in aula i cinque imputati che devono rispondere a vario titolo di concorso in omicidio volontario, occultamento del corpo della vittima, istigazione al suicidio e favoreggiamento. Si tratta di Franco Mottola, ex maresciallo dei carabinieri, che al momento del delitto di Serena Mollicone era comandante della stazione di Arce, di suo figlio Marco, della moglie Annamaria.

Ci sono poi, il maresciallo Vincenzo Quatrale, accusato anche di istigazione al suicidio del brigadiere SantinoTuzi e l'appuntato Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento. Sarebbe stato lui a smontare una porta negli alloggio in disuso della caserma, contro la quale avrebbe sbattuto la testa Serena Mollicone perdendo i sensi. L'avrebbe sostituita con un'altra. Tutti e cinque gli imputati si sono sempre dichiarati estranei ai fatti che gli sono stati contestati dalla procura di Cassino.

Serena Mollicone, la tesi accusatoria

La lunga vicenda ha due momenti cruciali. Dopo due anni dal ritrovamento del corpo senza vita di Serena, viene arrestato Carmine Belli, un carrozziere di Rocca d’Arce.

Da innocente, trascorre un anno e mezzo in carcere. Nel 2008, dopo un fatto sconvolgente, partono nuove indagini: prima di essere nuovamente sentito dai magistrati, il brigadiere Santino Tuzi si toglie la vita. Tuzi sarebbe stato intimorito dovendo confermare di aver visto Serena entrare nella caserma dei carabinieri di Arce e mai più uscirne. Il 1° giugno del 2001, la ragazza era andata alla stazione dell'Arma per denunciare al comandante Mottola presunti giri di droga in cui sarebbe stato coinvolto il figlio. La Procura, dopo accertamenti del Ris svolti a distanza di molti anni dai fatti, è convinta che l'omicidio sia avvenuto in quella caserma. Serena, dopo essere stata aggredita e uccisa, sarebbe stata poi nascosta nel boschetto dove fu ritrovata con un sacchetto in testa, mani e piedi legati da nastro adesivo e fil di ferro.

Serena Mollicone, ricordo di un padre coraggio

"Dobbiamo ricordarlo soprattutto oggi come padre coraggio. Ci dà la forza di credere ancora un po' nella giustizia", ha detto Consuelo Mollicone, parlando di suo padre Guglielmo. Antonio, fratello di Guglielmo, ha dichiarato di essere fiducioso sull'esito del processo. Familiari e cittadini auspicano che il processo accerti la verità, renda giustizia alla vittima e a suo padre che si è consumato per arrivare a inchiodare i responsabili. Guglielmo ha lottato fino all'ultimo: poi il suo cuore non ha retto. Ha avuto un infarto e dopo alcuni mesi in coma si è spento.

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