Saman Abbas sarebbe stata uccisa dallo zio 33enne, Danish Hasnain, tra i campi di Novellara, nella Bassa Reggiana, poco distante dalla cascina dove abitava la famiglia. Lo ha riferito il fratello 16enne. Lo zio è ricercato in tutta Europa, mentre Ikram Ijaz, cugino fuggito e fermato in Francia, oggi, 9 giugno, è stato consegnato alle autorità italiane. Lo zio, temuto da tutti, avrebbe strangolato in 13 minuti la 18enne pakistana, colpevole di aver rifiutato un matrimonio combinato e di non comportarsi da musulmana.
Il femminicidio sarebbe stato premeditato: voluto da tutto il clan, realizzato materialmente da un solo componente.
I video a disposizione degli inquirenti inchioderebbero tutti gli indagati per l'omicidio di Saman: i genitori, due cugini e lo zio. Ci si è accorti tardi della scomparsa di Saman, avvenuta oltre un mese fa, e ciò potrebbe aver siglato la sua condanna. Di fatto, la speranza di trovarla in vita si è affievolita fino a svanire. Per gli inquirenti è stata uccisa. La Procura di Reggio Emilia ha richiesto un mandato di cattura internazionale per i genitori della 18enne, tornati in Pakistan.
Il fratello di Saman: 'Nostro zio l'ha strangolata'
Alla Procura minorile di Bologna, il fratello di Saman ha fatto un racconto minuzioso di ciò che sarebbe accaduto. Il minore era stato fermato a un controllo in provincia di Imperia mentre tentava di fuggire in Francia.
Il 16enne, che ora si trova in un centro protetto, avrebbe detto: "Mio zio Danish ha ucciso Saman. Ho paura di lui, perché mi ha detto che se io avessi rivelato ai carabinieri quanto successo, mi avrebbe ammazzato. Ho pensato anche di ucciderlo mentre dormiva, visto ciò che ha fatto. Ma poi ho pensato che sarei finito in carcere. Ed era meglio che intervenissero i carabinieri”. In un altro interrogatorio, ha parlato anche del coinvolgimento di due cugini.
La sera del 30 aprile ci sarebbe stata l'ennesima lite con i genitori, il 46enne Shabbar, la madre 47enne Nazia Shaheen, e la ragazza sarebbe fuggita. Mesi fa, ha rifiutato nozze impostele con un cugino in Pakistan, denunciato i genitori, ed è andata a stare in una comunità protetta.
Nel frattempo è diventata maggiorenne: ad aprile è tornata a casa, per avere il suo passaporto. Il papà, a mezzanotte, avrebbe chiamato lo zio per riprenderla. L'uomo, abitando in una cascina poco distante, sarebbe arrivato quasi subito. A Saman era stato impedito di studiare, di vedere chiunque e non aveva un telefono: ha usato quello di sua madre per inviare un messaggio vocale al fidanzato che si era scelta. Gli ha detto di allertare le forze dell'ordine se non fosse comparsa dopo 48 ore. Il ragazzo avrebbe sottovalutato l'allarme.
Lo zio sarebbe arrivato da dietro le telecamere della zona sapendo dove sono posizionate per non farsi riprendere. “Andate in casa! Ora ci penso io”, avrebbe detto.
Il papà sarebbe rientrato con lo zaino che Saman aveva quando era uscita. Lo zio avrebbe detto al padre di nasconderlo perché non fosse ripreso dalle telecamere. Poi, Shabbar, si sarebbe sentito male e avrebbe pianto. Per il 16enne, Saman sarebbe stata uccisa per strangolamento, perché lo zio non aveva nulla in mano quando è rientrato in casa. Infine, Danish avrebbe minacciato di uccidere chi avesse parlato. Al nipote avrebbe fatto anche una sorta di ammissione, ma senza dirgli dove avrebbe sepolto la ragazza.
Ricerche intensive nei campi a Novellara
Oggi a Novellara le ricerche sono andate avanti per ore su 80 ettari di terreno coltivati, in prevalenza a meloni e cocomeri, nell'azienda agricola dove lavoravano tutti gli uomini della famiglia.
Oltre ai cani molecolari, sono stati usati droni e un elettromagnetometro, strumento che permette di scandagliare il terreno fino a sei metri di profondità. Per gli inquirenti, il corpo sarebbe stato occultato con estrema perizia perché non si trova. Il proprietario dell'azienda agricola in cui Shabbar lavorava da 15 anni, ha accompagnato i carabinieri per vedere se ci fossero anomalie nel terreno o se fosse stato smosso. Stamattina, c'è stato anche il sopralluogo del sostituto procuratore Laura Galli, titolare del fascicolo d'inchiesta.
Saman sarebbe stata abbindolata e ingannata dai genitori. Le avrebbero detto di tornare a casa, assicurandole che solo loro sarebbero andati in Pakistan. Saman è tornata, ma il 22 aprile si è rivolta ai carabinieri per denunciare che i genitori non le restituivano i documenti.
Il 5 maggio i militari hanno perquisito la casa alla ricerca dei documenti, ma hanno trovato solo il fratello e lo zio, poi resosi irreperibile. Dalle indagini, emerge che la famiglia, proveniente da un villaggio rurale del Pakistan, viveva isolata, non si era integrata neanche con la comunità musulmana locale.