"Massimo è innocente". A ribadirlo, ai microfoni di TeleLombardia, è Agostino Comi, cognato di Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, ginnasta 13enne di Brembate Sopra. Il muratore di Mapello (Bergamo), secondo i suoi familiari, sarebbe vittima di un complotto. Tuttavia, come ha replicato la criminologa forense Anna Vagli, è impossibile che la prova del Dna sia stata "costruita a tavolino".

Per i familiari, Massimo Bossetti non ha ucciso Yara Gambirasio

Nella serata di ieri, giovedì 14 aprile, Iceberg, programma dedicato all'approfondimento dei casi di Cronaca Nera, ha ripercorso la scomparsa e la morte di Yara Gambirasio.

Nei giorni scorsi, la Procura di Venezia, chiamata a pronunciarsi sul fascicolo aperto - per il reato di frode in processo e depistaggio - in seguito alla denuncia presentata da Massimo Bossetti, ha richiesto l'archiviazione del caso. Secondo i pm, infatti, i giudici bergamaschi non avrebbero tentato di depistare lo svolgimento di eventuali e ulteriori indagini. Agostino Comi, fratello di Marita, moglie di Bossetti, ha commentato la sentenza sostenendo che Massimo non ha ucciso la ginnasta di Brembate. "Per noi il colpevole non è lui. L'assassino di Yara - ha spiegato - è ancora libero". Poi ha aggiunto: "Ha le spalle coperte e per me la legge non è uguale per tutti.

Nella giustizia, io non ho più fiducia",

Per la scienza il Dna isolato sui leggings di Yara è quello di Massimo Bossetti

Agostino, sostenendo l'innocenza di Massimo Bosetti, ha ricordato che, inizialmente, anche gli esperti avevano nutrito dei dubbi sul Dna isolato sugli slip e i leggings indossati da Yara al momento del ritrovamento, nel febbraio 2011, in un campo di Chignolo d'Isola (Bergamo).

"Secondo me - ha proseguito Comi - il Dna di Massimo potrebbe essere stato messo lì". L'uomo ha poi proseguito che, sempre stando a una sua personale opinione, il "fatto" del Dna sarebbe una cosa studiata, fin dall'inizio, a tavolino. "Mio cognato - ha precisato - è una persona normalissima e non ha amici influenti. Non è ricco, è un semplice lavoratore e, per questo è, diciamo, il colpevole ideale.

Per noi - ha concluso - è tutta una montatura".

Tuttavia, come ha spiegato a Fanpage.it la criminologa Anna Vagli, non è possibile che sia stato tutto un complotto ordito per incastrare Massimo Bossetti. Inoltre, la verità - che non si limita a quella processuale - è che il muratore di Mapello, arrestato il 16 giugno 2014, risulti colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. La traccia genetica isolata dai Ris sugli indumenti di Yara era stata denominata "Ignoto 1" in quanto nessuno sapeva a chi appartenesse. Prima della morte della 13enne infatti, Bossetti, era incensurato e, dunque, il suo Il profilo genetico era sconosciuto e non era presente in nessuna banca dati. Per questo motivo, dunque, non sarebbe stato possibile "incastrarlo".

Impossibile anche ipotizzare che gli ufficiali della Scientifica siano riusciti a copiare il Dna del carpentiere bergamasco. Come la scienza ci insegna, per manipolare una traccia genetica è necessario provvedere alla modifica dei dati provenienti dal sequenziatore. Questi dati, però, per loro natura, sono immodificabili.