A Toano, picciola località montana in provincia di Reggio Emilia, il 77enne Giuseppe Pedrazzini, scomparso senza un perché da cinque mesi, era benvoluto da tutti. Al punto che la comunità ha avviato una spontanea attività investigativa che ha permesso di venire a capo del mistero, sebbene la svolta sia tragica. Sollecitate le forze dell'ordine, mercoledì 11 maggio è stato ritrovato il corpo dell'agricoltore in pensione: era in fondo a un pozzo dietro l'abitazione dove viveva con moglie, figlia e genero.

Ad alcuni parenti, come ai compaesani, era parsa sospetta la sparizione dell'ex allevatore di vacche, uomo mite e perbene.

Non si vedeva in giro da gennaio e i familiari con cui viveva schivavano domande e rifiutavano visite. Non sono stati loro a fare la denuncia di scomparsa dell'anziano, ma un nipote. Quei familiari ora sono tutti in stato di fermo con accuse pesantissime.

Reggio Emilia, il ritrovamento grazie al cane molecolare

I carabinieri hanno attivato le ricerche dell'anziano dopo le segnalazioni degli amici di sempre e dei conoscenti con i quali Pedrazzini era solito ritrovarsi ogni giorno al bar del paese per chiacchierare o giocare a briscola. Da lunedì scorso sono iniziati accertamenti nella casa e nei terreni circostanti in località Cerrè Marabino, frazione di Toano, in via Martiri della Resistenza.

Dove fosse finito il 77enne l'ha scoperto durante il sopralluogo di mercoledì nel tardo pomeriggio, un cane molecolare dell'unità cinofila dei carabinieri. Era in fondo a un pozzo che Pedrazzini, continuando a lavorare la terra da contadino, utilizzava per irrigare l’orto. La cisterna profonda quattro metri è tra le sterpaglie, protetta da una pesante botola in cemento.

Il lavoro di carabinieri del Nucleo provinciale e dei Vigili del fuoco del Nucleo speleo alpino fluviale, si è prolungato per tutta la notte. Il recupero del corpo è avvenuto ieri, 12 maggio, alle 7 di mattina. La salma di Pedrazzini, in avanzato stato di decomposizione è stata trasferita a Medicina legale del Policlinico di Modena per l'autopsia.

La moglie dell'anziano ha fatto il riconoscimento.

Reggio Emilia, ipotesi omicidio e movente oscuro

Lo avrebbero ucciso e gettato in fondo al pozzo, la moglie, il genero e la figlia. Convocati nella caserma a Castelnovo Monti, per chiarire come mani nessuno di loro abbia fatto denuncia di scomparsa e altre circostanze, interrogati dal sostituto procuratore Piera Cristina Giannusa, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, suscitando ulteriori sospetti. Dopo l'interrogatorio è stato disposto il fermo. A vario titoli sono accusati di sequestro di persona, omicidio, occultamento di corpo. Il genero 43enne Riccardo Guida e la figlia 37enne Silvia sono indagati con per omicidio, occultamento del corpo e sequestro di persona, la moglie 63enne Marta Ghilardini per occultamento di corpo.

La vedova ha avuto un malore ed è stata portata pronto soccorso. La sua difesa è stata affidata d’ufficio all’avvocato Rita Gilioli. La figlia e il marito sono stati portati in carcere a Reggio Emilia perché contro di loro sussistono gravi indizi di colpevolezza. Entrambi si sono proclamati estranei a i fatti contestati. Secondo il loro legale, Ernesto D'Andrea non si capirebbe l'eventuale movente di un delitto efferato ipotizzato dalla Procura. Un movente a sfondo economico non starebbe in piedi: la vittima non era ricca, non aveva nulla di intestato. Sarebbe la moglie ad essere benestante. Pedrazzini avrebbe vissuto una situazione di disagio in casa, nota a tutti.

Reggio Emilia, 'Nessuno poteva avvicinarsi a quella casa'

"Era da gennaio che si domandavano tutti dove fosse Giuseppe, Beppe come lo chiamavamo tutti. Solo che i parenti. avevano provato a telefonare, il genero e la moglie dicevano che stava bene, avevano provato ad andare a casa ma li avevano scacciati. Non volevano persone attorno alla casa, li avevano anche diffidati", la testimonianza di Andrea Caselli, titolare di un ristorante vicino all'abitazione dell'anziano. E un vicino: “In questi mesi, a chi chiedeva sue notizie arrivavano dai famigliari risposte evasive". A qualcuno, come agli inquirenti, avrebbero raccontato che si sarebbe allontanato volontariamente. Secondo altri vicini, i parenti avrebbero cominciato a vendere gli attrezzi agricoli della vittima.

A Toano, la comunità è incredula e addolorata.

Flavio Corsini, nipote del 77enne che ha sporto denuncia, ha detto: "Le denunce le ho fatte apertamente, considerato il loro comportamento arrogante, impedendo ogni forma di contatto con lo zio, solo adesso si sono capite le ragioni della loro segretezza. Non lo facevano per proteggere lo zio, ma loro stessi".