Tre giorni prima che la 42enne Lidia Miljkovic venisse uccisa, un inquietante 'avvertimento' era stato trovato a Vicenza, dal suo compagno Daniele Mondello. Era nella cassetta della posta della nuova abitazione della coppia. Il biglietto la ammoniva di non andare in giro. Due giorni fa, mercoledì 8 giugno, il 42enne disoccupato di origine bosniaca Zlatan Vasiljevic ha prima ucciso l’ex compagna, la 36enne venezuelana Gabriela Serrano, poi l'ex moglie, Lidia: entrambe sono state ferite a morte con colpi di arma da fuoco. Infine, si è ucciso.

Vicenza, la lettera anonima: "Non andare in giro'

Un testo scritto in una calligrafia quasi incomprensibile avvertiva Lidia Miljkovic di "non andare in giro", firmato 'una tua amica'. Era nella cassetta delle lettere dell'abitazione che la donna stava acquistando con il compagno Daniele Mondello. I due stavano insieme da due anni e avevano grandi progetti. Nel giorno in cui la donna è stata uccisa, avrebbero dovuto andare dal notaio a fare il rogito. Già coabitavano, ma avevano preso la nuova casa per avere più spazio per i due figli che Lidia aveva avuto da Zlatan Vasiljevic.

La lettera è stata recepita da Mondello come una minaccia, non solo per Lidia ma per tutta la famiglia perché invitava a non andare in giro tutti insieme e avvertiva la donna a non muoversi da sola.

Di minacce ce ne erano state tante. Anche i figli, secondo Mondello, sarebbero stati consapevoli che prima o poi sarebbe successo il peggio: "L'aveva detto che ci avrebbe uccisi tutti. Era così fuori controllo".

Vicenza, doppio agguato

In queste ore, gli investigatori della Squadra Mobile di Vicenza stanno ascoltando familiari, amici e conoscenti, per raccogliere informazioni utili a ricostruire le ultime ore prima della mattanza.

Tra le persone ascoltate, anche l'ex marito di Gabriela che, con la figlia, si era trasferito in Spagna.

Ormai è certo che la prima a subire l'agguato mortale sia stata Gabriella Serrano: lui l'aveva convinta ad andare dal padovano, dove abitava, fino a Vicenza, per dargli un passaggio dal momento che per guida in stato di ebbrezza gli era stata ritirata la patente.

Invece, l'ha costretta a salire sul sedile posteriore della sua auto e l'ha uccisa con un solo colpo alla nuca. Poi, con il corpo della donna nell'auto, ha completato il suo piano criminale: è andato a via Vigolo, periferia sud di Vicenza, e ha atteso l'ex moglie. Lidia, dopo aver accompagnato i due figli a scuola, stava andando a lavorare come domestica. L'ha uccisa in strada con sei colpi di arma da fuoco. Dopo essere fuggito ha esploso due granate: la prima, a pochi metri dal luogo dell'omicidio, la seconda nei pressi dell'A4. Alla fine, il 42enne bosniaco si è tolto la vita in una piazzola di sosta della Tangenziale Ovest di Vicenza, sparandosi un colpo in bocca. Stamattina sono state eseguite le autopsie dei tre corpi.

Forse, i funerali potrebbero essere celebrati tra lunedì e martedì della prossima settimana dopo il nulla osta della Procura di Vicenza.

Vicenza, per la Procura nessuna sottovalutazione

Lidia, la donna con cui era stato sposato per 14 anni, aveva denunciato il 42enne, poi condannato per lesioni aggravate e maltrattamenti. Per il gip di Vicenza, Zlatan Vasiljevic, oltre all'abuso di alcol e maltrattamenti reiterati per anni, verso l'ex moglie, aveva una concezione del rapporto uomo-donna "di tipo padronale e dominante".

In seguito a un percorso di riabilitazione di un anno, il bosniaco aveva goduto di uno sconto di pena e della sospensione condizionale. Nel febbraio 2021, l'uomo aveva finito di scontare tutte le misure cautelari, compreso il divieto di avvicinamento all'ex moglie, e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il caso ha già suscitato polemiche, anche politiche. Per la Procura che oggi ha diffuso un comunicato stampa non ci sarebbe stata alcuna sottovalutazione di Vasiljevic. Ma la Corte d'Appello di Venezia, nella motivazione della sentenza di secondo grado, aveva previsto che in futuro il condannato si sarebbe astenuto dal commettere altri reati. Per la relazione del Servizio dipendenze dell'Ulss 8 di Vicenza, al termine di un periodo di trattamento terapeutico e rieducativo del 42enne, la valutazione finale sarebbe stata positiva, per una condizione di astinenza iniziata almeno un anno prima, senza ausilio di terapia farmacologica. Al Tgr Veneto, la Presidente dell'Associazione Chiama Donna, Maria Zatti, ha commentato: "Mi domando come sia possibile che, con un attestato con esito positivo per percorso per maltrattanti, magicamente un uomo sia redento".