Avrebbe potuto provocare una strage ancora peggiore sulla tangenziale di Vicenza. Una mattanza l'ha compiuta. Armato fino a i denti, anche di bombe a mano, Zlatan Vasilijevic avrebbe voluto uccidere, oltre all'ex moglie come ha fatto, anche i due figli avuti da lei, e persino i genitori dell'ex. Di fatto, ieri 8 giugno, il 42enne bosniaco, ex camionista, ha compiuto un duplice femminicidio. Ha ucciso in un agguato a Vicenza prima la sua ultima compagna Gabriela Serrano, anche lei madre di due figli, poi Lidia. Infine si è tolto la vita.

Vicenza, la ricostruzione dei fatti

La giornata criminale di Zlatan Vasilijevic, ieri, è cominciata presto e si è conclusa nel pomeriggio con un bilancio tragico. Di primo mattino, il bosniaco chiama l'ex compagna, la venezuelana Gabriela Serrano, 'colpevole' di aver troncato la relazione con lui da qualche mese. La convince a raggiungerlo con la sua auto da Rubano, in provincia di Padova dove lei abita, a Vicenza. Poi la fa salire sulla sua Mazda. Si dirige verso il quartiere Vigogna di Vicenza dove la uccide con un solo colpo alla testa.

Alle nove l'uomo, che trasporta nella sua auto la donna appena uccisa, si presenta in via Vigolo, periferia sud di Vicenza, dove abita l'ex moglie Lidia. Si ferma, l'attende, la sorprende mentre lei sta andando a lavoro, dopo aver accompagnato a scuola i loro due figli.

La uccide a freddo con sei colpi di arma da fuoco. Si sente un forte boato: fa esplodere una prima bomba a mano per garantirsi la fuga. Ha con sé un secondo ordigno che fa esplodere sulla tangenziale. Verso le 16 l'auto, ricercata da molte pattuglie e anche da un elicottero della polizia, si ferma su una piazzola. L'uomo si toglie la vita sparandosi in bocca.

Gli artificieri della Polizia fanno irruzione nella vettura, scoprono all'interno i due corpi. Per ore, la tangenziale e il tratto autostradale interessato restano chiusi al traffico per garantire la sicurezza dell'area. Le indagini della Procura di Vicenza sono indirizzate ad accertare dove, come e quando il killer si sia procurato le armi detenute illegalmente: nell'auto sono state trovate una seconda rivoltella, munizioni e una granata, uguale a quella lanciata verso l'autostrada A4.

Vicenza, 'Colpa dei giudici, ora vengano a vedere la mia Lidia nella bara'

A Vicenza ieri si è consumata l'ennesima tragedia annunciata. Perseguitata da anni dall'ex compagno, Zalatan Vasiljevic, con il quale era stata sposata per 14 anni convivendo ad Altavilla Vicentina, Lidia Miljkovic temeva che lui l'avrebbe uccisa. Lo diceva sempre al suo attuale compagno, Daniele Mondello. Il rapporto matrimoniale, infatti, era stato segnato da continue violenze, a causa dell'indole di lui aggravata dall'abuso di alcol. Una volta le aveva anche spaccato la testa a sprangate. Dopo anni di denunce, nel 2019 lei l'ha fatto arrestare, ma non è bastato. Esplode ora la rabbia di Mondello contro chi non l'ha tutelata.

Un'ordinanza del Tribunale del 2019 vietava all'uomo di avvicinarsi all'ex moglie. Ma dopo che è uscito dal carcere, il Tribunale della città veneta ha dichiarato la cessazione dell'affido esclusivo dei due figli, di 13 e 16 anni, alla madre e ha revocato pure il divieto di avvicinamento. "Per loro ormai era una brava persona", il commento rabbioso di Daniele, dipendente di una ditta di ristorazione che stava insieme alla donna uccisa da due anni.

Proprio ieri alle 14 e 30, poche ore dopo la morte di Lidia, avrebbero dovuto fare un rogito per comprare una casa più grande e dare ai due figli di lei la possibilità di avere una stanza per ciascuno. Sarebbe stato un nuovo inizio per Lidia che l'ex non accettava: "Un uomo può essere distrutto ma mai sconfitto", aveva scritto sui social il killer.

La casa in cui lui abitava ad Altavilla Vicentina, era stata messa all'asta. "Lidia diceva sempre che se l'avessero cacciato definitivamente, lui avrebbe combinato qualcosa di terribile. Ed eccoci qua", il commento di Mondello. Lidia aveva paura dell'ex, stava sempre in tensione. Poi, però, aveva deciso di cercare di condurre una vita normale, senza più nascondersi. Ai servizi sociali le avrebbero consigliato di cambiare città. I figli, secondo Mondello, erano consapevoli che prima o poi sarebbe successo il peggio: "L'aveva detto, che ci avrebbe uccisi tutti. Era così fuori controllo". Solo negli ultimi mesi aveva fatto tre incidenti stradali e gli era stata ritirata la patente. Ma per Mondello sarebbe stato considerato non pericoloso per aver fatto un percorso di riabilitazione.

"Certo, per loro era una brava persona adesso. E io mi dispero, sa per quale motivo? Perché finché il sistema rimane questo, le donne continueranno a essere uccise. Lidia non sarà l’ultima. Per Mondello c'è una responsabilità del sistema, e soprattutto dei giudici: "Vorrei che giudici e assistenti sociali venissero al funerale di Lidia e guardassero bene quella bara".