Benno Neumair, in cella dal 2021 per aver ucciso i genitori, potrebbe dover essere chiamato a rispondere per un altro capo d'imputazione. Quasi un anno fa, in carcere, ha tentato di strangolare un compagno di detenzione. La notizia è emersa solo nei giorni scorsi, nel corso dell'ultima udienza del processo in Corte d'Assise che si sta svolgendo presso il Tribunale di Bolzano e che lo vede imputato per duplice omicidio e occultamento dei corpi dei genitori Peter Neumair e Laura Perselli.

Benno, aggressione in carcere

La notizia era passata sotto silenzio fino all'ultima udienza di martedì 14 giugno.

Benno, dopo un primo periodo trascorso in regime di isolamento nel carcere di Bolzano, condividerebbe la cella con altri due assassini: uno accusato di aver ucciso la moglie, l'altro una ragazza con trenta coltellate. Nel luglio 2021, a seguito di un litigio per futili motivi, Benno Neumair provò a strangolare un compagno di cella. Il peggio fu scongiurato grazie all'intervento tempestivo delle guardie carcerarie. Con le stesse modalità, uccise i genitori il 4 gennaio del 2021: entrambi furono strangolati, prima il padre, poi la madre nella casa di via Castel Roncolo, a Bolzano, con un cordino da alpinismo.

Sull'accaduto non sono stati resi noti altri particolari, eccetto che furono presi provvedimenti da parte dell'amministrazione penitenziaria.

L'episodio sarebbe rivelatore della fissità della condotta del 31enne che, secondo la psichiatra Anna Palleschi, perito di parte civile intervenuta all'ultima udienza, lungi da sviluppare un pentimento per il duplice delitto, sarebbe solo preoccupato di se stesso. "Non si pente, pensa solo a se stesso, non agli altri", le parole di Palleschi.

Anche in sede peritale, secondo la psichiatra, Benno avrebbe dimostrato 'preoccupazione' per gli anni in carcere che lo attenderebbero, piuttosto che per il fatto che i suoi genitori non ci siano più. Ma l'episodio potrebbe anche essere utilizzato dalla difesa per dimostrare una presunta malattia mentale di Benno: non sarebbe in grado di controllarsi al punto da mettere le mani al collo di chiunque per un nonnulla.

Benno, 'Capace di intendere e volere'

Per la consulente di parte civile, Benno Neumair è capace di intendere e volere e lo era anche quando ha commesso il duplice delitto. Secondo la specialista, il 31enne è affetto da "un disturbo narcisistico di personalità ma era lucido quando uccise i suoi genitori e gettò i loro corpi nel fiume Adige". Sebbene possa essere "rassicurante pensare che chi commetta un delitto efferato soffra di disturbi mentali, non è così: può uccidere anche chi non ha alcun disturbo", le parole dell'esperta. Sarebbe proprio il caso dell'ex supplente di matematica di cui Palleschi, alla luce delle nuove testimonianze raccolte, ha sottolineato anche i tratti antisociali, aggressivi e manipolatori.

La perizia di parte civile è diametralmente opposta rispetto a quella svolta in incidente probatorio dai tre periti nominati dal Gip. Secondo questi specialisti, affetto da un discontrollo degli impulsi, Benno sarebbe stato incapace di intendere e di volere quando uccise il padre Peter al culmine di un litigio. Al delitto d’impeto, oltre agli avvocati di parte civile e ai familiari, non ha mai creduto la Procura che propende per l'omicidio premeditato. Per la consulente di parte civile, il 31enne avrebbe commesso il primo omicidio come ritorsione nei confronti del genitore, nel tentativo di prendere il controllo e proteggere la propria autostima.

Benno, la zia: duplice delitto per motivi economici

Tra le ultime testimonianze in aula, c'è stata quella di Carla Perselli, zia di Benno, sorella della mamma Laura. "Mio nipote ha agito per premeditazione, spinto da motivi economici", ha detto Carla Perselli. Negli audio sentiti in aula nelle precedenti udienze Laura, assediata da preoccupazione e paura, aveva parlato così a un'amica: "C'è una bestia in lui". La zia Carla ha riferito che, dopo la scomparsa improvvisa di Peter e Laura, inizialmente non aveva un pensiero negativo verso il nipote, anche se la sorella Madè le diceva che secondo lei era successo qualcosa e lui c’entrava di sicuro.

Finché, l’estrema calma mostrata da Benno, fece sorgere dubbi anche in lei.

"A posteriori, ho notato che Benno aveva due escoriazioni molto fresche sulle mani, compatibili con quelle lasciate da una corda che uno tira. Lui, tuttavia, mi disse di essere caduto con la bicicletta”. Infine, il pomeriggio del 17 gennaio 2021, tutto le è stato chiaro: “Benno mi ha chiesto se ci fosse un testamento della mamma e del papà. Io in quel momento ho capito che aveva premeditato qualcosa per i soldi. Benno è mio nipote, l’ho preso in braccio, gli ho voluto bene: è un doppio dolore scoprire una cosa del genere”.