Jonathan Trango, quarantacinquenne di origini israeliane residente in Spagna, è morto, sotto gli occhi attoniti del compagno, dopo essersi rovinosamente schiantato sul ghiacciaio del Freney, situato sul versante sud del massiccio del Monte Bianco. Il corpo senza vita del base jumper di 45 anni è stato recuperato dal dal Soccorso Alpino Valdostano coadiuvato dal soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Entrèves. L'uomo, secondo quanto emerso da una prima ricostruzione, si sarebbe avvicinato troppo alla linea di displuvio del massiccio.

Dinamiche dell'incidente avvenuto sul Monte Bianco

Jonathan Trango accompagnato da un alpinista, di cui non si conosce ancora l’identità, e da un altro base jumper si è recato in Val Veny, presso il Rifugio Monzuno, a 2.590 m s.l.m. Da qui i primi due – il terzo jumper ha preferito non seguirli – hanno deciso di raggiungere l'Aiguille Croux una piccola vetta (3251 m.s.l.m.) posta tra il ghiacciaio del Bruillard e del Freney, per lanciarsi nel vuoto con la tuta alare; all’atterraggio i jumpers, come da protocollo, avrebbero provveduto ad aprire il paracadute. In fase di planaggio, però, Jonathan, che secondo il racconto dell’altro uomo si era avvicinato troppo al versante del monte, ha impattato violentemente contro il ghiacciaio del Freney, morendo sul colpo.

Il compagno ha provveduto a completare il volo e allertare il Soccorso Alpino.

L'intervento del Soccorso Alpino valdostano insieme al Soccorso Alpino della guardia di finanza di Entrèves

Dopo aver raggiunto il luogo dell'incidente, il Soccorso Alpino ha individuato, quindi recuperato, il corpo senza vita della vittima a quota 2600 m s.l.m.

Secondo i primi accertamenti condotti dal Soccorso Alpino Valdostano e dal Soccorso Alpino della guardia di finanza di Entrève, non sussisterebbe nessuna responsabilità civile e/o penale del compagno di volo: i due, infatti, liberi dai vincoli tipici del rapporto istruttore-allievo, avrebbero agito in piena autonomia e sotto la propria responsabilità.

Dopo aver recuperato il corpo della vittima, i tecnici dell'elisoccorso hanno trasportato la salma nella camera mortuaria di Courmayeur.

Sospensione del base jumping sull'altro versante del Monte Bianco

La pratica del base jumping, molto in voga negli USA, ma popolare anche in Italia – si pensi alle imprese dell’aviatore italiano John Carta – ha mietuto negli ultimi anni numerose vittime: nel 2016 sono 35 le persone ad aver perso la vita a seguito di un lancio con la tuta alare di cui cinque solo a Chamonix, zona di villeggiatura alle pendici del Monte Bianco vicino al punto d’incontro tra Francia, Svizzera e Italia. In seguito all’ennesimo incidente mortale avvenuto il 3 ottobre 2016 nel quale perse la vita Ratmir Nagimyanov, un giovane base jumper russo, il sindaco di Chamonix aveva vietato l’attività di base jumping con tuta alare su tutto il territorio.