Il ragazzino di 13 anni travolto dall'auto nel veronese poteva salvarsi se solo il conducente dell'auto che lo ha investito si fosse fermato a prestargli soccorso: ad affermarlo sono stati i medici dell'ospedale di Borgo Trento, a Verona, che non hanno potuto fare altro, poche ore dopo il ricovero, che decretarne il decesso.

L'incidente mortale è avvenuto poco prima della mezzanotte di lunedì 31 luglio, a San Vito, una frazione del comune di Negrar di Valpolicella (Verona).

Chris investito da un'auto pirata

Stando a quanto ricostruito finora, Chris è stato investito mentre camminava sul ciglio della Provinciale 12 dell'Aquilio che sale e scende in senso longitudinale le colline di Negrar e, in quel tratto, senza marciapiede, prende il nome di via San Vito.

Il ragazzino, nato in Italia da genitori ghanesi che con la famiglia viveva nel piccolo centro della Valpolicella, tornava da una partitella di calcio tra amici. Tesserato alla Figc, era una promessa delle squadre giovanili del Negrar, Il suo più grande sogno era quello di diventare un giocatore professionista.

Chris è stato travolto intorno alle ore 23:30 da un'auto pirata che proveniva dalla sua stessa direzione di percorrenza. Ancora pochi minuti e sarebbe ritornato a casa dal papà, operaio in un'azienda metalmeccanica, dalla mamma e dai due fratelli minori. Nonostante il forte impatto, che ha danneggiato la fiancata destra della vettura e ha lasciato diversi detriti sulla careggiata, il conducente non si è fermato ed è fuggito dal luogo dell'incidente.

A trovare il corpo di Chris sono stati, più tardi, degli automobilisti di passaggio.

Soccorsi tempestivi avrebbero potuto salvare Chris

Il personale del 118 è giunto sul posto nel giro di pochi minuti e, come da protocollo, i sanitari dopo aver stabilizzato l'adolescente hanno provveduto a trasportarlo al vicino ospedale di Borgo Trento.

Ricoverato nel reparto di Reparto Intensiva, Chris, è morto alle prime luci dell'alba di martedì 1 agosto.

Secondo i medici dell'Azienda Ospedaliera universitaria di Verona, il decesso sarebbe avvenuto non a causa delle lesioni, ma in seguito a un "arresto cardiaco per ipossia da schiacciamento". Fatale, dunque, sarebbe stato il tempo trascorso sul selciato.

Infatti, se il guidatore si fosse fermato per chiamare i soccorsi, il 13enne avrebbe potuto salvarsi.

Nella mattinata di oggi, anche grazie alle riprese dei sistemi di videosorveglianza installate, i carabinieri della stazione di Negrar, con i colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Caprino Veronese, sono riusciti a risalire all'auto - intestata ad una donna di 64 anni - e poco dopo all'investitore. Alla guida del mezzo c'era un operaio 39enne della zona già noto alle forze dell'ordine per precedenti penali (spaccio e guida in stato di ebbrezza). L'uomo ha ammesso le proprie responsabilità. Le accuse nei suoi confronti sono di omicidio stradale, fuga in caso di incidente e omissione di soccorso.

Questo caso di cronaca ha colpito profondamente gli abitanti di Nogar. Compagni di classe e insegnanti del 13enne, che frequentava l'istituto comprensivo del paese, commossi, ricordando la sua grande passione per lo sport lo hanno salutato augurandogli di "continuare a calciare fra le nuvole".