Emanuele Ragnedda è pentito e collabora con gli inquirenti. Il suo avvocato Luca Montella parla per lui: “Non l'avrei mai voluto fare. È la cosa peggiore che abbia mai fatto nella mia vita. Sono molto dispiaciuto per Cinzia, per i suoi familiari e per i miei familiari. Un'immensa delusione che non avrei mai dovuto provocare a nessuno”. Queste le dichiarazioni dell'imprenditore vinicolo, comparso di fronte al giudice per le indagini preliminari, Marcella Pinna, per l'interrogatorio di garanzia. Erano presenti anche il procuratore capo Gregorio Capasso e la sostituta Noemi Mancini.
Le sue parole sono state ascoltate attentamente dagli inquirenti che – passo per passo – stanno ricostruendo quello che sarebbe accaduto la notte dell’11 settembre e anche nei giorni successivi, nella tenuta vinicola di Emanuele Ragnedda, dove i carabinieri hanno rinvenuto il corpo senza vita di Cinzia Pinna.
Il corpo senza vita
La donna aveva solo una maglietta che le copriva la parte superiore del corpo. Non aveva pantaloni e nemmeno gli slip. Indumenti che – secondo le prime indiscrezioni – sarebbero stati ritrovati all'interno del casolare. Sarà comunque l'autopsia a mettere nero su bianco se Cinzia abbia subito abusi. Saranno anche i riscontri effettuati dai carabinieri del Ris, il reparto d'investigazioni scientifiche dell'Arma, a ricostruire cosa sia accaduto quella notte nella tenuta di Ragnedda.
Dovrà essere anche stabilito se l'uomo abbia agito da solo o con la complicità di altre persone. Come ad esempio il giardiniere lombardo, che al momento risulterebbe estraneo ai fatti: “Voglio dire – avrebbe detto l'imputato agli inquirenti – che lui non è responsabile dell'omicidio di Cinzia”. Dichiarazioni che, chiaramente, dovranno essere verificate.
A pranzo con un'amica dopo il delitto
Emanuele Ragnedda, dopo il delitto, avrebbe proseguito la sua vita abituale. Almeno secondo numerosi testimoni che l'hanno incontrato nei giorni dopo l'omicidio. Come il 16 settembre, quando l'imprenditore vinicolo, in compagnia di una sua amica, ha fatto tappa in un noto ristorante sul mare nella spiaggia di Pittulongu, a Olbia, dove spesso si recava ed era molto conosciuto da tutti.
Il giorno in cui è stato visto era l'ora di pranzo ed Emanuele appariva sereno e tranquillo. Come se nulla fosse accaduto. Avrebbe consumato un pasto e conversato con alcuni conoscenti del posto e parlando con la sua commensale avrebbe anche detto: “Ho soldi per sei vite”.