Nel biennio 2022–2023, in Italia sono morti oltre 140 ciclisti a seguito di incidenti stradali. Il dato emerge dall’Atlante degli incidenti ciclistici, il primo progetto nazionale che mappa e analizza gli scontri gravi e mortali con biciclette, presentato dal Politecnico di Milano il 21 ottobre 2025.
La dashboard geolocalizzata (n.5), realizzata dal team CRAFT guidato dal prof. Paolo Bozzuto, consente per la prima volta di visualizzare su mappa comunale dove avvengono gli incidenti più gravi. Nelle grandi città come Milano, Roma, Bologna e Torino, i cluster di eventi letali si concentrano lungo arterie urbane ad alta velocità, spesso dove la convivenza tra auto e bici è più problematica.
Nel solo 2023, si sono verificati 169 incidenti stradali mortali in cui è stata coinvolta almeno una bicicletta. Secondo il rapporto ufficiale ISTAT pubblicato nel 2024, in oltre l’80% dei casi è coinvolta un’autovettura. Seguono:
8,3%: autocarri o furgoni
4,7%: motocicli o ciclomotori
1,2%: autobus
5,3%: altre tipologie di veicolo o non specificato
La maggior parte di questi episodi avviene in ambito urbano o periurbano, spesso in condizioni di traffico intenso e infrastrutture ciclabili assenti o disconnesse.
Indicatori di rischio: mortalità e letalità ciclistica
L’Atlante, oltre alla mappa degli incidenti, propone anche quattro indicatori di severità (Dashboard 2) calcolati su base regionale:
Letalità: morti per 100 vittime
Mortalità: morti per 100 incidenti
Gravità: rapporto tra feriti e morti
Lesività: feriti per 100 incidenti
Regioni come Lazio, Lombardia, Puglia e Toscana mostrano tassi di mortalità ciclistica superiori alla media nazionale, con eventi più spesso fatali rispetto al resto del Paese.
Un rischio noto, ma ancora sottovalutato
Nonostante la crescente diffusione della bici come mezzo di trasporto urbano, i dati di incidentalità restano alti. Secondo le dashboard 3 e 4 dell’Atlante, esiste una correlazione diretta tra quota modale della bici (cioè quanto viene usata) e numero di incidenti: dove si pedala di più, si registrano più scontri.
Tuttavia, non è solo una questione di esposizione. In molti casi, la mancanza di infrastrutture adeguate, l’assenza di corsie protette, la velocità dei mezzi motorizzati e la scarsa visibilità agli incroci contribuiscono ad aumentare la pericolosità.
Cosa si può fare
Gli strumenti per intervenire ci sono: l’Atlante del Politecnico è pubblico, interattivo e aggiornato.
Può essere utilizzato da comuni, amministrazioni e tecnici per pianificare:
infrastrutture sicure e continue,
riduzione della velocità nei punti critici,
miglioramento della visibilità e segnaletica,
campagne di educazione stradale mirate.
Ogni punto sulla mappa è una vita a rischio. Ma anche un’occasione per agire.