Svolta nelle ricerche – in corso da alcuni giorni presso la Casa del Jazz a Roma – delle spoglie del giudice Paolo Adinolfi, scomparso in circostanze misteriose nel 1994: sotto i locali dell’edificio è stata individuata una botola nascosta che conduce a una galleria sotterranea. Si tratterebbe dell'accesso a un reticolo di cunicoli che si sviluppa sotto l’immobile. Prima che la villa fosse posta sotto sequestro e in seguito trasformata in centro culturale, la proprietà era nelle mani di Enrico Nicoletti, considerato il cassiere della Banda della Magliana.
Secondo alcune ipotesi investigative, potrebbe esserci un collegamento tra la scomparsa del giudice Adinolfi e ambienti legati alla Banda della Magliana. Le ricerche degli inquirenti riprenderanno nelle prossime ore, nel massimo riserbo, anche con l’aiuto dei cani molecolari.
La descrizione di un ex inquilino dell’immobile in cui proseguono le ricerche
Franco Piacentini, un ex inquilino di Villa Osio, ora sede della Casa del Jazz, che vi aveva vissuto dal 1948 al 1968 prima che fosse acquistata da Nicoletti, ha descritto nei giorni scorsi con una certa precisione le aree in cui effettuare le ricerche: al posto della sala di registrazione c’era un’ampia sala in cui si tenevano le feste, collegata a una cantina.
Dopo una trentina di gradini partiva un’altra scala che permetteva di accedere alle antiche catacombe posizionate sotto l’immobile. L’ex inquilino ha notato come ai tempi di Nicoletti questa botola di accesso ai sotterranei, utilizzati dai vecchi proprietari per conservare il vino al fresco, fosse stata chiusa. Da questo particolare era nato anche in lui il sospetto che quei locali fossero stati utilizzati dal nuovo proprietario per nascondere qualcosa di importante.
L’ipotesi dell’ex giudice Muntoni
Sono quasi trent’anni che l’ex giudice Guglielmo Muntoni ipotizza che le spoglie di Paolo Adinolfi possano trovarsi in quei sotterranei. Secondo Muntoni all’interno di quei locali, il cui ingresso sarebbe stato chiuso e occultato con della terra per non farlo individuare facilmente, potrebbero trovarsi non solo armi, esplosivi e documenti importanti, ma anche resti umani, come quelli di Adinolfi.
Secondo alcune ipotesi citate negli ultimi anni da familiari e legali della famiglia Orlandi, quei locali potrebbero essere presi in considerazione anche nel caso di Emanuela Orlandi. Si tratta comunque di una pista non confermata dagli inquirenti. L’ex giudice Muntoni, ora presidente dell’Osservatorio della Camera di Commercio di Roma che si occupa delle politiche per il contrasto alla criminalità economica, in passato non aveva potuto approfondire questa sua ipotesi per i costi elevati necessari per avviare le ricerche. L’avvio di un progetto di riqualificazione dei locali sotterranei del centro culturale romano ha permesso di trovare i fondi per eseguire gli accertamenti nel vasto reticolo di cunicoli sotterranei.
Il legame tra Paolo Adinolfi e la Banda della Magliana
Paolo Adinolfi scomparve nel nulla il 2 luglio del 1994: era uscito di casa dicendo ai familiari di aspettarlo per pranzo, ma non fece mai ritorno. Aveva preso servizio da poco tempo presso la Corte d’Appello, ma la sua strada aveva incrociato quella della Banda della Magliana durante il precedente impegno, presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Roma, dove si era occupato dei dissesti di numerosi colossi finanziari. In particolare, nel suo giudizio sul fallimento della Fiscom Spa, una società di intermediazione finanziaria, erano entrati in gioco figure legate ai Servizi Segreti e alla criminalità locale. Il cassiere della Banda della Magliana e proprietario di Villa Osio Enrico Nicoletti, che curava i rapporti del gruppo di malavitosi con importanti personaggi del mondo economico, era stato condannato in primo grado proprio per quella vicenda.