La vicenda giudiziaria di Monica Busetto, ex operatrice sanitaria di Mestre, torna sotto i riflettori nazionali grazie all'inchiesta della trasmissione Le Iene in onda il 18 gennaio 2026 su Italia 1. Il programma televisivo torna a qualche mese di distanza ad occuparsi di una delle storie di cronaca nera più controverse degli ultimi anni, quella di una donna condannata a 25 anni di carcere per omicidio e che si dichiara da sempre innocente.
La difesa di Monica Busetto mette in discussione la solidità delle prove che hanno portato alla sentenza: tutto ha inizio il 20 dicembre 2012, quando l’87enne Lida Taffi Pamio viene trovata uccisa nella sua abitazione di Mestre, accoltellata e strangolata.
Le indagini puntano presto verso la vicina di casa, Monica Busetto, che viene arrestata e successivamente processata e condannata.
Un'altra donna si è autoaccusata di questo delitto
Nel frattempo un'altra donna, Susanna “Milly” Lazzarini, finisce in carcere per lo stesso delitto: arrestata per un altro omicidio di una anziana, Lazzarini confessa anche quello di Pamio, sostenendo in varie versioni di aver compiuto il delitto da sola. Secondo l'inchiesta delle Iene, oggi due persone risultano detenute per lo stesso omicidio, entrambe definite "uniche autrici" nei rispettivi processi.
Una di queste donna, però, si ritiene innocente: il fulcro della condanna contro Busetto è sempre stata una catenina trovata nella sua abitazione sulla quale la polizia scientifica aveva rilevato tracce minime di DNA della vittima.
Si tratterebbe di una quantità estremamente bassa secondo gli esperti della difesa, che appunto sottolineano l'innocenza di Monica Busetto.
Le prove a difesa di Monica Busetto e la richiesta di revisione del processo
Gli inviati di Le Iene e periti forensi indipendenti hanno sollevato un ulteriore elemento: la collana usata come prova sembra non essere la stessa indossata da Pamio nella foto d'epoca. La lunghezza del gioiello ritrovato nella casa di Busetto risulterebbe più corta rispetto a quella osservata nelle immagini della vittima, aprendo così un nuovo fronte di dubbi sulla sua attribuzione.
Secondo la difesa, inoltre, l'analisi del DNA potrebbe essere stata contaminata o male gestita nei laboratori, tanto che per alcuni esperti citati anche da organi di stampa esistono significative contraddizioni nei risultati delle analisi genetiche.
Gli avvocati della donna, Alessandro Doglioni e Stefano Busetto, hanno già presentato istanze di revisione del processo che però sono state rigettate dai tribunali competenti. Nonostante ciò, nuove richieste di revisione sono in corso di preparazione basate proprio sui dubbi scientifici ed elementi finora non adeguatamente valutati.
Il caso ha suscitato attenzione anche parlamentare e istituzionale, con interrogazioni e dibattiti sollevati in sede politica sulla possibilità di correggere quella che alcuni osservatori definiscono un’anomalia giudiziaria.
Aspetti controversi del caso
Nella puntata del 18 gennaio 2026, Le Iene affrontano il caso nel contesto di storie di cronaca e giustizia, analizzando proprio questi aspetti controversi: la collana come prova principale, le confessioni contrastanti di Lazzarini, e l'ipotesi che una donna possa essere in carcere da oltre 12 anni per un errore giudiziario.