La morte del giovane Paolo Mendico continua a tenere alta l’attenzione pubblica, con sviluppi nelle sanzioni disciplinari che coinvolgono ulteriori figure dell’istituzione scolastica oltre alla dirigente già sospesa. Dopo il suicidio avvenuto lo scorso settembre, l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio ha notificato provvedimenti anche alla vicepreside e alla responsabile della succursale frequentata dal ragazzo, sottolineando che tali atti si inseriscono nel quadro di accertamenti ministeriali e di procedimenti giudiziari ancora aperti.
Provvedimenti disciplinari ed evoluzione del caso
Le contestazioni disciplinari nei confronti delle due insegnanti sono state formalizzate dopo la conclusione della visita ispettiva del ministero dell’Istruzione, che ha analizzato l’operato della scuola dopo il suicidio di Mendico, avvenuto l’11 settembre 2025. Secondo quanto riferito dal sindacato DirigentiScuola, la contestazione alla preside era stata inviata poche ore dopo la morte del ragazzo, mentre alle due docenti è arrivata solo successivamente, dopo l’accertamento ispettivo. L’Ufficio Scolastico ha specificato che non fornirà dettagli sulle conclusioni dei procedimenti disciplinari in corso, in considerazione dell’esistenza di indagini penali attive sul fatto di cronaca.
Conflitti e reazioni della famiglia
La famiglia di Paolo ha reagito con forte dissenso alle sanzioni, giudicandole insufficienti rispetto alla gravità della vicenda. Il padre ha dichiarato che le misure adottate – considerate troppo lievi – non rispecchiano il dolore subito e ha affermato una ferma intenzione di proseguire la battaglia legale per ottenere ulteriori accertamenti di responsabilità. Non manca inoltre la critica da parte di alcuni sindacati che hanno espresso perplessità sull’opportunità e sulla legittimità di certe sanzioni, sostenendo che i provvedimenti potrebbero essere stati adottati senza adeguata base procedurale.
Le inchieste penali ancora in corso
Parallelamente all’azione disciplinare, le indagini giudiziarie proseguono su più fronti.
La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio nei confronti di ignoti, mentre la Procura dei minorenni di Roma ha iscritto quattro compagni di classe di Paolo nel registro degli indagati con la stessa accusa. Nel frattempo, le autorità stanno analizzando chat e conversazioni per ricostruire dinamiche che possano aver influito sul comportamento del ragazzo nelle settimane e nei mesi precedenti il suicidio.