Durante il tragitto tra Meana e Chiomonte, un uomo di 35 anni italo-spagnolo è stato controllato dal personale ferroviario e trovato senza biglietto. In quel momento il treno stava rallentando. Ha aperto la porta e si è calato lungo la massicciata. Senza valutare le condizioni del terreno che è stato causa dell'incidente. Secondo una prima ricostruzione delle cronache italiane sull'incidente in montagna a Giaglione, l’uomo aveva raggiunto per errore la stazione di Porta Nuova a Torino. Si è accorto di aver sbagliato direzione e ha deciso di tornare indietro per dirigersi verso il confine francese.
Pochi metri oltre i binari, il pendio scende ripido verso un’area impervia. L’uomo ha perso l’equilibrio ed è precipitato in un fosso profondo in cui è rimasto bloccato. Il freddo della notte in montagna ha aggravato la situazione. L'uomo ha urlato senza sosta e le sue grida sono state udite e segnalate ai soccorsi.
L’intervento nelle Gorge di Giaglione
Le operazioni dell'incidente in montagna si sono concentrate nell’area delle Gorge di Giaglione, zona impervia sopra l’abitato. Nella fase di soccorso sono intervenuti: i vigili del fuoco del distaccamento di Susa insieme all’elicottero Drago del reparto volo e al comando provinciale che ha inviato la squadra speleo-alpino fluviale. Con loro il Soccorso Alpino e Speleologico e i carabinieri della compagnia di Susa.
L’intervento è stato coordinato via terra e dall’alto.
L’uomo è stato localizzato nel primo pomeriggio del 25 febbraio. Era cosciente. I sanitari del 118 Azienda Zero hanno valutato le sue condizioni e disposto il trasporto in ambulanza all’ospedale di Susa. Sebbene dopo una notte all’aperto, il rischio principale era l’ipotermia, la scelta di fare accertamenti al suo stato di salute è stata una semplice precauzione. Il recupero si è concluso senza ulteriori complicazioni.
Una notte in montagna sotto il freddo e l'umidità
A fine febbraio, in quota, le temperature scendono sotto lo zero nelle ore notturne. Restare bloccati in un fosso - a causa di un incidente in montagna - significa non potersi muovere, non trovare riparo, non accendere una fonte di calore.
La zona tra Meana e Chiomonte è caratterizzata da pendii boschivi, rocce, corsi d’acqua. Durante l'oscurità è assoluta. Senza equipaggiamento, senza torcia, senza coperta termica, le ore si allungano. In situazioni simili il tempo è decisivo. Ogni ora aumenta il rischio di ipotermia, disidratazione, perdita di lucidità. L’uomo è sopravvissuto grazie alla tempestività dell’allarme e alla rapidità dell’intervento.
Tra responsabilità e soccorso dopo l'incidente in montagna a Giaglione
L’incidente in montagna a Giaglione potrebbe riportare al centro dell’attenzione non solo il tema della sicurezza, ma anche quello dei costi legati ai soccorsi in ambiente montano. In questo caso l’intervento è scattato per una persona rimasta bloccata in un fosso dopo essere scesa da un treno in movimento lungo una linea ferroviaria in area montana: non un’escursione finita male, dunque, ma una scelta rischiosa che ha comunque richiesto l’attivazione della macchina dei soccorsi.
Episodi come questo possono avere conseguenze economiche rilevanti. Non sempre, però, le autorità riescono a recuperare quanto dovuto, soprattutto quando si tratta di turisti stranieri. Emblematico il caso di Brescia in cui due turisti tedeschi allertarono i soccorsi e non avvisarono del rientro in albergo, generando un intervento evitabile.
L’episodio di Giaglione potrebbe quindi riaprire il dibattito sulla necessità di distinguere tra chi si trova in reale pericolo e chi affronta la montagna con leggerezza o senza adeguata preparazione. Spetterà comunque alle autorità valutare eventuali responsabilità, come già avvenuto in casi simili, ad esempio quello di Lavaredo in cui gli scalatori non avevano saldato il debito dei soccorsi.