Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato che nella serata del 20 maggio 2026 rientreranno in Italia i primi due cittadini italiani coinvolti nella Flotilla: il parlamentare Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani. L'ufficializzazione è avvenuta a Villa Doria Pamphilj, a margine dell'incontro bilaterale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro indiano Narendra Modi.

La notizia giunge a seguito delle operazioni di intercettazione della Global Sumud Flotilla da parte della marina israeliana nel Mediterraneo orientale.

Tutte le 54 imbarcazioni, partite dalla Turchia, sarebbero state bloccate. Il tracker online della Flotilla ha mostrato esclusivamente segnali delle unità ormai ferme. Durante gli abbordaggi, le immagini diffuse hanno ritratto soldati israeliani su gommoni Zodiac avvicinarsi alle barche, mentre gli equipaggi alzavano le mani e indossavano giubbotti di salvataggio. Successivamente, ogni comunicazione dalle imbarcazioni è cessata.

La situazione degli italiani e le richieste di verifica

L'ultima imbarcazione intercettata è stata la Kasr-i Sabadab, a bordo della quale si trovavano il deputato Dario Carotenuto, il giornalista Alessandro Mantovani e l’attivista Ruggero Zeni. È stato riferito che Carotenuto sarebbe stato “prelevato” in acque internazionali.

La Farnesina ha reso noto che almeno 27 cittadini italiani risultano fermati e che le imbarcazioni sono state dirette verso il porto israeliano di Ashdod, dove un team legale del gruppo Adalah era pronto ad accoglierli. Il ministro Tajani ha sollecitato a Israele una verifica urgente sull’uso della forza, in seguito a testimonianze che indicavano l’impiego di proiettili di gomma durante gli abbordaggi. Non sono stati segnalati feriti tra i cittadini italiani coinvolti.

La missione della Flotilla ha visto la partecipazione di attivisti provenienti da oltre 40 Paesi. Diversi governi, tra cui quelli di Turchia, Spagna, Irlanda e Italia, hanno formalmente richiesto il rilascio dei propri cittadini.

Israele ha etichettato la Flotilla come una provocazione e ha ribadito la necessità del blocco navale su Gaza, giustificandolo come misura indispensabile per impedire rifornimenti di armi a Hamas.

Contesto internazionale e tensioni geopolitiche

Il quadro internazionale permane teso. Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni mirate contro quattro individui collegati agli organizzatori della missione, definita dal Tesoro una “flottiglia filo-Hamas”. Gli attivisti, dal canto loro, hanno strenuamente ribadito la natura civile e umanitaria dell’iniziativa. Il Board of Peace, un organismo internazionale sponsorizzato dagli Stati Uniti che supervisiona il cessate il fuoco, ha dichiarato che intende chiedere al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di intensificare la pressione su Hamas affinché accetti il disarmo, ritenuto il principale ostacolo alla piena attuazione della tregua.

Tuttavia, Hamas ha respinto il piano, definendolo “falso” e accusando Israele di violare gli accordi.

Parallelamente, una relatrice speciale delle Nazioni Unite ha richiesto a Israele di rivedere le proprie norme sulla detenzione, denunciando trattamenti degradanti nei confronti dei detenuti palestinesi. Un recente rapporto dell'Onu ha inoltre descritto la situazione umanitaria a Gaza come “drammatica”, evidenziando possibili crimini di guerra e contro l’umanità attribuibili sia a Israele sia a Hamas.