Una nuova indagine per fare ulteriore luce sul delitto di Elisa Claps, uccisa il 12 settembre del 1993 a Potenza, è stata avviata da due anni dalla procura del capoluogo lucano. I magistrati vogliono provare a squarciare una volta per tutte la cortina di nebbia che ha accompagnato per anni questa vicenda. Il corpo della vittima era stato ritrovato solo 16 anni e mezzo dopo il delitto, il 17 marzo del 2010, nascosto sotto delle tegole nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, l’ultimo posto in cui la giovane era stata vista prima della sua scomparsa.

Per questo caso di cronaca nera nell’ottobre del 2014 è stato definitivamente condannato a trent’anni di reclusione Danilo Restivo, che già era detenuto in Inghilterra per aver ucciso la sarta Heather Barnett, il 12 novembre 2002, a Bournemouth. Dal 2024 i magistrati indagano per concorso in omicidio, essendo già andati in prescrizione tutti gli altri reati che potrebbero essere collegati al delitto di Elisa Claps: in particolare, attraverso l’analisi di una serie di reperti, si sta cercando di fare chiarezza sulla rete di protezioni di cui ha usufruito nel tempo il responsabile.

La nuova indagine è stata rivelata da Gildo Claps

Per due anni le indagini si sono svolte nel massimo riserbo: la notizia della riapertura di un fascicolo sul delitto da parte della procura di Potenza è stata data in diretta il 1° luglio da Gildo Claps, fratello di Elisa, nel corso dell’ultima puntata della stagione del programma Chi l’ha visto, dov’è intervenuto insieme alla madre Filomena Iemma.

Infatti, la famiglia della vittima era stata informata da poco dei nuovi accertamenti in corso, che puntano a chiarire se Danilo Restivo abbia agito da solo o abbia avuto dei complici. Del resto, anche la sentenza di condanna spiegava come l’assassino di Elisa si fosse giovato nel corso del tempo “di omertà e complicità”, dovute anche alla “paura di sue ritorsioni".

Le indagini puntano a individuare altri responsabili

Interpellato da Fanpage.it, il procuratore capo di Potenza Camillo Falvo ha spiegato che le indagini in corso sfruttano le nuove conoscenze tecniche sviluppate negli ultimi anni, per individuare ulteriori responsabili, allo scopo di “capire meglio come sono andati i fatti e fare piena luce su una vicenda così delicata”.

In particolare, si stanno compiendo nuovi accertamenti di natura tecnico-scientifica sui reperti trovati sulla scena del crimine nel 2010 a ancora a disposizione degli inquirenti. Si tratta di procedimenti complessi visto il tempo passato: infatti, sono stati esaminati reperti di natura biologica, prelevati dal sottotetto della Santissima Trinità e appositamente conservati in tutti questi anni, come tracce di Dna e impronte. “Ci vorrà ancora del tempo – ha chiarito il procuratore – speriamo che le nuove analisi ci diano risultati utili per capire meglio quello che è successo”. Secondo Falvo, "ci sono cose che non tornano” nella vicenda: quindi gli accertamenti in corso potrebbero restituire “una verità storica a beneficio della vittima, della sua famiglia e della sua memoria".

Le reazioni della madre e del fratello di Elisa

Intervistata dal Tg1, Filomena Iemma, la madre di Elisa, ha spiegato che intende continuare la battaglia per conoscere la verità completa sul delitto. "Non mi arrenderò mai, questo lo devono sapere: la mamma di Elisa non si arrenderà mai – ha dichiarato – pur sul letto di morte lotterò per la vera verità". Anche il fratello di Elisa, Guido Claps, ha commentato su La Repubblica la notizia delle nuove indagini: “Molti si sono accontentati dell'individuazione dell'assassino, ma in questa vicenda ci sono state troppe complicità e omissioni – ha spiegato – questa rappresenta una verità storica, pur mancando il sigillo giudiziario”. Claps dà atto alla procura di Potenza che la riapertura dell’inchiesta non era un atto dovuto.

Tuttavia, preferisce non creare false aspettative, perché moltissimi reperti oggetto degli accertamenti sono ormai deteriorati, anche se la famiglia di Elisa vorrebbe che fosse scritta, una volta per tutte, la parola “fine” su quella che rimane una ferita aperta per tutta la città di Potenza.