Il delitto dell’Autostrada A1, in cui Federico Vella, 36 anni, ha ucciso la compagna Lorena Isceri, gettandola giù da un cavalcavia a Barberino del Mugello, dopo averla rapita e rinchiusa nel bagagliaio della sua auto, e successivamente si è tolto la vita buttandosi anche lui nel vuoto, sarebbe maturato dopo una serie di minacce alla 45enne, raccontate agli inquirenti dalla madre della vittima. Infatti, la mamma di Lorena è stata convocata dagli inquirenti a Lecce, nel pomeriggio del 3 settembre, poche ore dopo la tragedia: l’anziana ha spiegato in questura come la relazione della figlia con quell’uomo fosse degenerata negli ultimi tempi in un crescendo di violenze ai danni della donna, tanto da indurla a tornare in Puglia dai genitori, poco prima del delitto.

Secondo la madre della 45enne, i problemi erano cominciati nell’aprile 2026, quando Lorena aveva letto sul cellulare di Federico una serie di messaggi del giovane, nei quali confessava a un amico di essersi innamorato di un’altra. A quel punto la donna aveva deciso di troncare il rapporto, scatenando l’ira del compagno, che in quell’occasione aveva mostrato un comportamento violento. Infatti, aveva distrutto i regali della fidanzata, scagliandoli a terra e ferendo ai piedi la 45enne.

L’incontro in palestra e le minacce degli ultimi mesi

Lorena e Federico si erano conosciuti nell’ottobre 2024 a Firenze, dove frequentavano la stessa palestra. Si erano messi insieme nonostante i dubbi della donna, dovuti alla differenza di età.

All’inizio tutto andava a meraviglia, tanto che la 45enne si era trasferita nella casa del compagno al quartiere Galluzzo, nel capoluogo toscano. Dopo la scoperta del tradimento da parte di lui, la relazione tra i due era proseguita. Il 36enne continuava ad essere pieno di attenzioni verso la compagna, che aveva deciso di non troncare, pensando di poter riuscire a superare la crisi. Ad agosto erano andati insieme in vacanza, anche se ormai la donna viveva nella paura delle reazioni aggressive del fidanzato, tanto da scrivere un messaggio durante il viaggio in Grecia, nel quale confidava alla sua ginecologa come il rapporto fosse ormai compromesso. Quando Federico aveva letto queste parole si era infuriato con la compagna, accusandola di aver rivelato a estranei le loro vicende intime.

Così, al ritorno dalle vacanze, dopo l'ennesimo litigio, il giovane si era rifiutato di restituire a Lorena gli oggetti personali.

I giorni che hanno preceduto il femminicidio di Lorena

La madre di Lorena ha raccontato a chi indaga su questo caso di cronaca nera come, dopo il viaggio in Grecia, la coppia si fosse rivolta anche uno psicanalista, incontrato ripetutamente dal 7 al 15 agosto. Ma le sedute erano finite male, con Federico che aveva accusato l’uomo di essersi preso dei soldi da loro, con l’unico obiettivo di farli separare. In quei giorni, in particolare, sarebbe avvenuto un nuovo scontro a casa del 36enne, durante il quale avrebbe minacciato la fidanzata con un coltello. Lorena era riuscita a scappare, prendendo la decisione di non voler più incontrare l’ormai ex compagno.

La donna, quindi, aveva deciso di rifugiarsi in Puglia dai genitori, sino a fine agosto. In questo periodo erano stati innumerevoli i messaggi e le telefonate di Federico, culminati con la promessa del giovane di voler seguire un nuovo percorso di terapia con un analista, che però non risulta iscritto all’ordine dei medici. Lorena a settembre è stata costretta a tornare al suo lavoro a Firenze e a separarsi dai genitori. Il 3 settembre, giorno della tragedia, la madre della 45 enne avrebbe ricevuto diverse chiamate da Federico e alcuni messaggi, fino a quello, scritto alle 14,58, in cui le ha scritto: “Tua figlia è morta”.

L’assassino era seguito da 15 anni da uno psichiatra

Nel frattempo, l’inviato del Tg1 ha rivelato come Federico fosse in cura da 15 anni da uno psichiatra, che l’avrebbe visto anche il giorno prima del delitto.

Il medico, in un’intervista ha dichiarato di essere rimasto sconvolto dall’accaduto, aggiungendo di aver trovato “relativamente tranquillo” il suo paziente in quell’ultimo incontro, nel quale non sarebbe emerso nulla che avrebbe potuto far presagire l’imminente tragedia.