L'ordinanza emessa dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila, datata 30 luglio 2026, ha stabilito che il percorso intrapreso da Catherine e Nathan – i genitori noti come la "famiglia nel bosco" – per il recupero delle loro competenze genitoriali non è ancora giunto a compimento. Il provvedimento giudiziario, che si concentra sulla tutela dei tre figli minori della coppia, non esclude la possibilità di un futuro ricongiungimento familiare. Tuttavia, tale eventualità è subordinata all'attuazione di una serie di passaggi graduali e ben definiti. Tra le condizioni principali imposte vi sono l'inserimento dei bambini nella scuola pubblica e un attento monitoraggio dei progressi e dei cambiamenti nel comportamento e nell'approccio educativo dei genitori.
I tre bambini, al centro di questa complessa vicenda, risiedono dal 20 novembre 2025 in una struttura di accoglienza situata a Vasto. L'ordinanza del tribunale prevede che possano trascorrere un periodo di tempo maggiore con i loro genitori. Gli incontri potranno avvenire non solo nella nuova abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli, ma anche nel casolare dove la famiglia risiedeva in precedenza. Una volta che i bambini avranno frequentato regolarmente la scuola per almeno un mese, il tribunale potrà valutare la possibilità di rientri a casa durante i fine settimana, segnando un ulteriore passo verso il ricongiungimento.
Le preoccupazioni dei giudici sul modello educativo
Il provvedimento giudiziario pone una forte enfasi sulla gradualità del percorso e sull'indispensabile controllo da parte dei servizi sociali.
Per i giudici, la questione educativa rimane un punto focale e di primaria importanza. Viene evidenziata una certa rigidità attribuita ai genitori e il timore che un confronto dei figli con coetanei e adulti portatori di modelli e consuetudini diverse possa mettere in discussione il modello familiare scelto. Questi aspetti sono indicati come elementi cruciali da verificare e monitorare nel corso del tempo. Nonostante le indicazioni del tribunale, Catherine e Nathan continuano a rivendicare il diritto di decidere autonomamente sull'istruzione dei propri figli, proponendo un percorso di istruzione domiciliare che preveda l'intervento di due docenti.
L'ordinanza include anche la menzione di specifici episodi legati alle abitudini quotidiane dei bambini, che hanno contribuito a delineare il quadro delle preoccupazioni giudiziarie.
Tra questi, spiccano le apprensioni espresse dalla madre riguardo alle gite in spiaggia, considerate potenzialmente rischiose a causa della presenza del mare, e le sue riserve sull'uso di creme solari e bottiglie di plastica. La problematica evidenziata dai giudici non riguarda i principi di vita adottati dalla famiglia in sé, ma piuttosto il metodo educativo impiegato. Si teme una possibile limitazione del confronto dei bambini con consuetudini e modelli diversi, con il rischio concreto di generare nei figli stati d'ansia e paura.
La vita dei bambini nella struttura di accoglienza
Per quanto concerne il rapporto con la casa famiglia, i bambini hanno espresso di trovarsi bene all'interno della struttura e di considerarla più confortevole rispetto alla loro precedente abitazione nel bosco. Hanno anche riferito di essersi divertiti guardando in televisione il film Il re leone, un'esperienza che in precedenza era loro vietata. Allo stesso, i