Oltre cento docenti dell'Università di Trento hanno sottoscritto una lettera aperta, pubblicata su UniTrentoMag, per esprimere la loro ferma opposizione al raduno denominato “Ritorno a Camelot”. L'evento, programmato dal 3 al 6 settembre 2026 a Pietramurata, nel comune di Dro, è esplicitamente indicato nel documento come un'iniziativa organizzata dal Veneto Fronte Skinheads e chiaramente riconducibile alla galassia neonazista europea. La presa di posizione degli accademici sottolinea l'importanza dello svolgimento dell'evento in Trentino e richiama il ruolo attivo dell'ateneo nella vita pubblica del territorio.
Nel cuore del testo, i firmatari dichiarano: “Riteniamo perciò necessario esprimere pubblicamente la nostra opposizione al razzismo e alle ideologie nazifasciste cui il raduno si richiama”. Questa decisa opposizione è strettamente connessa alla funzione intrinseca dell'università, che viene definita come un luogo di libera ricerca, di formazione e di confronto fra posizioni anche diverse. I docenti riaffermano con forza il riconoscimento dell'eguale dignità delle persone e il rifiuto categorico di qualsiasi gerarchia fondata su origine, appartenenza, identità o cultura.
I principi etici dell'ateneo e la condanna delle ideologie estremiste
La lettera argomenta che il pluralismo e il dissenso, valori fondamentali per l'istituzione accademica, sono intrinsecamente incompatibili con concezioni politiche basate sull'autorità, sulla forza e sull'esclusione.
Un passaggio cruciale del documento recita: “Razzismo e nazifascismo negano, dunque, alla radice le condizioni stesse della vita universitaria.” Il testo, inoltre, richiama il rispetto, la non discriminazione e l'antifascismo come principi costituzionali irrinunciabili e come pilastri della convivenza democratica, collegandoli direttamente al fondamento etico che l'Università di Trento ha scelto di assumere.
La questione della "manifestazione privata" e la sua rilevanza pubblica
I firmatari del documento affrontano esplicitamente anche la qualificazione amministrativa di “Ritorno a Camelot” come una "manifestazione privata". La lettera aperta chiarisce che tale classificazione non rende il raduno un fatto irrilevante per la comunità, sottolineando come le implicazioni di un evento di tale natura trascendano la mera sfera privata e abbiano un impatto significativo sul tessuto sociale e sui valori democratici.
La presa di posizione è stata sottoscritta da un totale di 118 docenti. Tra i primi nomi elencati spiccano Sandro La Barbera, Barbara Poggio, Alessia Donà, Maria Micaela Coppola, Jens Woelk, Massimiliano Rinaldi, Gabriele D’Ottavio, Paolo Macchi, Stefania Cavagnoli, Barbara Marchetti, Luisa Antoniolli, Carlo Casonato, Umberto Tulli e Alessandra Russo. L'elenco completo, che include accademici provenienti da diverse aree disciplinari dell'ateneo, accompagna il testo integrale della lettera aperta.