In una recente intervista ad un noto quotidiano scandalistico britannico, il leader del famoso gruppo rock Muse, il graffiante Matthew Bellamy, ha confessato di essere frequentemente costretto a corrompere funzionari pubblici ed esponenti delle forze dell'ordine per riuscire a mettere in scena i movimentati concerti del gruppo.

Secondo quanto riportato, anche all'ultimo riuscitissimo concerto del 6 luglio scorso allo Stadio Olimpico di Roma sarebbero state pagate tangenti per poter utilizzare i fuochi di artificio che fanno parte della fastosa coreografia dello spettacolo portato in tournée internazionale dai Muse. Ben 60.000 le presenze, che crediamo ignare di quanto accaduto e del potenziale rischio corso, poiché ha dichiarato: "A Roma abbiamo dovuto corrompere diverse persone con migliaia di euro per essere autorizzati a sparare i nostri fuochi d'artificio".

Memori dell'incendio al concerto di Coventry nel maggio scorso c'è da chiedersi: perché hanno pagato? Cosa non andava nel loro spettacolo pirotecnico? Quale dispositivo di sicurezza andava superato?

Come si sa il reato di corruzione ha per colpevoli sia i corrotti che i corruttori e dato il peso delle dichiarazioni ci si attende che a momenti se ne interessi la Procura di Roma che potrebbe intravedere anche altri reati nell'accaduto.

Lasciar correre sarebbe anche diseducativo per i tanti fans del gruppo, che non possono pensare che davanti alla macchina dello spettacolo sia tutto lecito.

Arduo compito sia per il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che dovrà rispondere a nome delle autorità coinvolte nello scandalo, ma anche per la Farnesina, poiché il baldo Matthew ha anche dichiarato che si è trovato costretto ad ottenere i servigi della Ambasciata Britannica a Roma per poter sbloccare le pastoie burocratiche in cui era incappata l'organizzazione.

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