Oggi 9 settembre 2013, ci ha lasciato uno scrittore di rilievo e un editorialista di spicco che per anni ha appassionato il lunedì del fondo pagina del Corriere della Sera con articoli di spessore morale e accademico sociologico, Alberto Bevilacqua.

Morto all'età di 79 anni nella clinica Villa Mafalda a Roma, non se ne va nella nostra indifferenza ma lascia nei nostri cuori il ricordo di emozioni e letture appassionanti ed un'eredità di pagine e pagine di attività come scrittore, regista e sceneggiatore italiano, poeta e giornalista.

Ricoverato da ottobre 2012 per alcuni accertamenti, la degenza si prolunga per problemi dovuti a uno scompenso cardiaco aggravatisi che fa diventare il banale controllo una lungodegenza.

Il ricovero si è protratto nella clinica nonostante la compagna di Bevilacqua, Michela Macaluso, avesse richiesto ormai da un po' il trasferimento in altra struttura per curare "un'infezione multi resistente" che ne aveva aggravato le condizioni mediche. Anche tra i famosi un caso di non riconoscimento delle unioni di fatto alla stregua di quelle legalizzate, che ha impedito alla compagna di firmare i documenti necessari al trasferimento, tanto che la stessa lo scorso gennaio era giunta al gesto estremo di denunciare la struttura per "lesioni colpose", denuncia ancora aperta e su cui la Procura indaga tanto che sul corpo è stata disposta l'autopsia per determinare la causa della morte dello scrittore.

La direzione della clinica seguiva le direttive della sorella di Bevilacqua, mentre la Macaluso si ostinava a sostenere che la clinica non somministrava le terapie adeguate.

Alberto Bevilacqua era nato a Parma il 27 giugno 1934, scoperto da giovane da Leonardo Sciascia con la prima raccolta di racconti "La polvere sull'erba" (1955), mentre il suo esordio come poeta è nel 1961 con "L'amicizia perduta".

Il successo internazionale giunge con "La Califfa" (1964), che ispirò un film da lui diretto col cast di due nomi da urlo Ugo Tognazzi e Romy Schneider. La protagonista, Irene Corsini, è la prima delle sue eroine femminili su cui si sviluppò la sua opera descrivendo una serie di donne dell'Italia romagnola con una profondità e una dovizia di particolari che le resero in carne e ossa al lettore.

Nel 1966 con "Questa specie d'amore" ottenne il premio Campiello, del 1962 "Una città in amore" ripubblicato in una nuova stesura nel 1988. Intellettuale impegnato, giornalista critico del costume, polemista, l'attività di Alberto Bevilacqua si sviluppò a tutto campo.

Altri titoli premiati per la narrativa: il premio Strega 1968 "L'occhio del gatto", il premio Bancarella 1972 "un viaggio misterioso" e premio Bancarella 1991 "I sensi incantati".

La produzione poetica non si fermò al 1961 ma proseguì dell'autore si ricordano: "La crudeltà" del 1975, "immagine e somiglianza" 1982, "Vita mia" 1985, "Il corpo desiderato" 1988, "Messaggi segreti" 1992, e "Piccole questioni di eternità" Einaudi 2002.

Un successo sancito anche dalle ultime, felici prove: Anima amante (1996), GialloParma (1997), Sorrisi dal mistero (1998), La polvere sull'erba (Einaudi 2000), L'amore stregone (Mondadori 2009).

Una raccolta delle sue opere è stata proposta nella prestigiosa collana dei Meridiani Mondadori (2010).

Alcune opere raccontano anche la sua vita. Tra queste Viaggio al principio del giorno (Einaudi 2002) e Roma califfa (Mondadori 2012).

Un uomo che non dimenticheremo e che ci lascia un po' come tanti comuni cittadini in un modo triste e in mezzo a polemiche, che però affrontano due temi legislativi che fanno rumore nella società di oggi il non rispetto per le unioni di fatto, legalmente quanto meno, e una sanità che spesso a torto o a ragione nonostante profumati compensi viene accusata di non prestare le cure necessarie a mantenere in vita il paziente.