E' arrivato nelle sale l'attesissimo "Gravity" del regista Alfonso Cuaròn (lo stesso di "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban") la cui versatile maestria ci consegna un'incredibile visione dell'universo come luogo fisico, ma anche metafisico, in cui i due astronauti, la dottoressa Ryan Stone e il cosmonauta Matt Kowalsky (Sandra Bullock e George Clooney) dovranno confrontarsi con se stessi e con il proprio io al fine di tornare a casa.

Uno spaventoso incidente trasforma una missione spaziale di routine in un incubo a occhi aperti e costringe i due astronauti a correre contro il tempo per tornare sulla Terra prima che carburante ed ossigeno si esauriscano.

La paura diventa panico, ogni boccata d'aria riduce il poco ossigeno rimasto. Ma forse l'unico modo di tornare a casa sta proprio nell'andare verso la terrificante distesa spaziale.

A parte il tema di sottofondo, la lotta dei due cosmonauti con le proprie paure, i ricatti sentimentali (il riferimento alla scomparsa della figlia di Ryan), il film deve essere valutato con giudizio. Non tutto PUO' accadere nella realtà, ma tutto è possibile alla fanta-scienza. Certo non siamo scienziati, ma siamo in grado di comprendere dove arriva la realtà e dove la finzione cinematografica? Le attrici e gli attori devono sembrare sempre perfetti? Il finale deve essere sempre positivo? O qualche volta possiamo sperare in un riscontro reale e oggettivo?

Film da vedere restando con i piedi per terra godendosi le bellissime aurore boreali.

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