Trionfo. Dietro questa semplice parola si può rissumere questa ottava edizione del Festival internazionale del Cinema di Roma. Il trionfo degli organizzatori, dei selezionatori, dell'ufficio comunicazione ed ovviamente del direttore Marco Muller. Da quando quest'ultimo, ormai due anni fa, è arrivato a dirigere la kermesse della capitale, si è parlato del Roma Cinema Fest tanto quanto mai era avvenuto negli anni precedenti. Sappiamo bene tutti che in gran parte il discutere è stato spinto dalle polemiche di quella parte politica, stampa ed addetti ai lavori, opposta all'ex sindaco capitolino Gianni Alemanno e all'ex presidente della regione Lazio Renata Polverini. Noi siamo certi che se Muller da Venezia fosse arrivato a Roma nominato da qualcun'altro ora sarebbe trattato come una specie di divinità, non avremo mai la controprova, quello che è certo è però che spesso le critiche che sono piovute sulle sue spalle in questi quasi due anni sono chiaramente pretestuose, faziose ed a volte persino surreali.

Lo scorso anno ci si era lamentati di una presenza poco ricca di star sul red carpet e di una selezione di film in programma esageratamente autoriale e di nicchia e per questo limitante per una kermesse come quella romana. Muller quest'anno ha quindi invertito la tendenza e, tornando all'iniziale progetto, di festival-festa ("festaval" diceva divertito in conferenza stampa), ha lasciato da parte l'obiettivo di conquistare esclusivamente anteprime mondiali, puntando piuttosto sui grandi nomi, grandi ospiti e grandi titoli.

Ecco quindi un red carpet all'altezza di Roma dove si sono alternati personaggi come Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Jared Leto, John Hurt, Wes Andersson, Rooney Mara, Sophie Turner, Alex De la Iglesia, Eli Roth, Daniel Pennac e lo straordinario cast di "Hunger Games - La Ragazza di Fuoco", Jennifer Lawrence, Liam Hemsworth, Josh Hutcherson e Wallace Shawn. Questi ultimi hanno riempito l'Auditorium Parco della Musica come mai si era visto prima nella capitale, a detta di chi lavora quotidianamente nella struttura, con centinaia di fans accampati fin dalla notte precedente per poter vedere i propri beniamini cinematografici. Un evento riuscito in ogni sua sfumatura, sembrava di essere allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid per la finale di Coppa dei Campioni, con la Lawrence che alla fine esaltava la folla presente sulle gradinate del caveau chiedendo la "ola".

E' giusto poi sottolineare che al glamour questa edizione ha saputo coniugare un gusto cinefilo di altissimo spessore, portando pellicole straordinariamente argute in ogni sezione dal concorso al fuori concorso, passando per la selezione del Maxxi che ha offerto un programma da leccarsi i baffi per i palati più fini. Le pellicole di German (purtroppo postuma) così come quella di Kiyoshi Kurosawa, quella di Tsui Hark (un kolossal in 3D che lascia a bocca aperta i "Pirati dei Caraibi" made in Usa) o quella di Benny Chan (per citarne tre su tante) sono perle indimenticabili. Così come indimenticabile per Roma è il numero di 150mila presenze in 10 giorni. Numeri da record, nel calcio si direbbe che non basta più il "pallottoliere".   

La realtà che ci appare piuttosto chiara a chiusura di festival, tracciando un bilancio di quello a cui abbiamo assistito, è che Marco Muller, insieme ad i suoi collaboratori (come il bravissimo ed attivissimo Giona Antonio Nazzaro), dopo aver rilanciato festival come Locarno e Venezia, ha iniziato a dare un senso a Roma, nel senso di quello che davvero serve alla kermesse capitolina, ovvero una manifestazione prima di tutto per il pubblico, per la gente, un punto di ritrovo popolare per chi ama il cinema, per tutti gli appassionati, di ogni età e formazione culturale. La Roma di Via Veneto e della "dolce vita", di Cinecittà e delle "Vacanze Romane" di Haudrey Hepburn. Un luogo di intrattenimento e divertimento, grandi sale cinematografiche per tutti ed a margine di questo uno spazio dove il mercato del cinema possa operare  senza risentire di altre situazioni internazionali di spessore (vedi Cannes).

L'ultima parentesi sui costi? Sono tanti i più o meno nove milioni di euro di budget? In passato ne arrivavano molti di più, perchè non si urlava allo scandalo allo stesso modo? Non solo, nelle passate edizioni, andando indietro con la memoria, gli sponsor erano molto più generosi e il festival contava su strutture quest'anno completamente inesistenti, ci basti ricordare le due tensostrutture esterne che ospitavano due sale enormi, oltre che tantissimi stand esterni (bar, ristorazioni, gadget).

Eppure senza tutto questo quest'anno sono stati raggiunti i numeri più alti di sempre.

Marco Muller ha ancora un anno di contratto e poi cominciano a girare voci insistenti che lo vogliono in partenza per tornare ad un suo vecchio amore svizzero. Non sappiamo se questo possa essere vero o meno, se così dovesse essere complimenti già da ora per il prossimo incarico ma se c'è ancora una speranza di trattenerlo nella capitale a lavorare come sta facendo per portare avanti il suo progetto converrebbe farlo e con vigore, perchè dopo di lui sarà difficile davvero ripartire e ricostruire ancora una volta tutto da zero.