Sino al 7 settembre 2014 è possibile ammirare le opere di Bruno Munari che provengono dalla collezione di Bruno Danese e Jacqueline Vodoz ed insieme quelle appartenenti alle Collezioni Civiche del Comune di Milano, al Museo del Novecento e agli archivi di Isisuf (Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo). Va ricordato che di tale istituto Bruno Munari è stato fondatore insieme a Carlo Belloli.

La mostra è divisa in quattro sezioni: gli orientamenti artistici di Munari giovane attraverso il disegno, il collage, e immagini e studi riferiti alle avanguardie storiche; il rapporto con la ricerca scientifica come elemento ispiratore di invenzione creativa; il rapporto con l'Arte come causa scatenante di nuove procedure; ed il dispiegarsi della sua produzione artistica in relazione al susseguirsi dei vari movimenti artistici.

Munari era nato a Milano il 24 ottobre del 1907, rientrando nella sua città nel 1929 si mette a lavorare nella pubblicità, nel 1930 si distacca dal movimento futurista e crea la Macchina Aerea. Negli anni cinquanta realizza opere famose, come le Forchette Parlanti, le Sculture da viaggio, i Fossili del 2000 ( opere tutte presenti in mostra), ma ben più significativo nel suo personale cammino di ricerca è la collaborazione col famoso matematico italiano Peano, per cui dal 1974 realizza i lavori "Colori nella Curva di Peano".

In mostra è dunque possibile ammirare le sue famose forchette parlanti, con le punte piegate a trasmettere qualche messaggio, o l'opera Nove sfere in colonna (1959). Curiosa è la serie di "Guardiamoci negli occhi'(69-70). 25 disegni di facce umane" con interventi a pennarello, cartoncino serigrafato e fustellato.

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In una bacheca sono presenti "I fossili del 2000" e davvero incuriosisce vedere come l'autore si sia divertito a schiacciare gli interni di valvole termoioniche incluse in metacrilato trasparente: in buona sostanza un apparente e comune vetrino, proprio come siamo abituati a vedere di certi coleotteri preistorici nei musei di storia naturale.

Ma alla mostra sono anche presenti opere di grandi artisti protagonisti della ricerca ottica. C'è un Vasarely del 1962, ci sono le opere di Mary Viera, poi quelle di artisti che lo hanno frequentato come Arturo Bonfanti, Max Bill, Gillo Dorfles, Franco Grignani e il Gruppo T, poi altri esponenti e artisti che hanno condiviso con lui la ricerca ottica come Enzo Mari, Getulio Alviani, Paolo Scheggi e Marina Apollonio.

Accanto alle opere c'è poi la mostra fotografica dal titolo "Chi s'è visto s'è visto", di Bruno Munari, Ada Ardessi e Atto. La mostra rimarrà aperta sino al 7 settembre 2014.