Gran Budapest Hotel è un film da vedere. Wes Anderson, il regista di I Tenembaum ( 2001), Le avventure acquatiche di Steve Zissan (2003), Il treno per Dareeling (2007) ha veramente in questa opera offerto il meglio di sé. Vederlo è un po' come fare un viaggio tra il mondo lussureggiante della Belle Epoque e di lì a poco la 1 guerra mondiale e le atrocità perpetrate contro tutti gli immigrati e i poveri di ogni parte del pianeta. Una storia raccontata però con una grande ironia, con il gusto per le situazioni iperboliche e fuori dalla normalità, con una suspence che non abbandona mai, perché ogni scena è studiata e ritratta proprio per tenere il fiato sospeso, (per cui si consigliano grandi dosi di pop corn e patatine) e con un amore per una verità storica e sociale riferita sempre con quel gusto per l'iperbolico e il fuorviante che fa di questo film più che una narrazione lineare una grande e esilarante favola sul mondo e sulla sua storia.

Figura inarrivabile e avventurosa quel Monsieur Gustave, concierge, e direttore responsabile di un albergo da sogno, il Gran Budapest Hotel, intepretato da quell'attore straodinario che è Ralph Fiennes. Lui insieme al 'garzoncello' di nome 'Zero', emigrato e rifugiato politico, formano una coppia imbattibile nel tentativo di smascherare i delitti di una genia di figli eredi della superlativa fortuna di Madame D, amante per l'appunto di Monsieur Gustave. E sullo sfondo, quel pacchetto rosa dei pasticcini Mendl's che addolciscono il palato di tutti, signori, nobili, ma anche soldati e guardie del penitenziario. Sarà proprio attraverso lo stratagemma della consegna dei Mendl's a dipanare l'intricata matassa dello smascheramento degli eredi criminali di Madame D. Ma quello che va sottolineato è che questo film si è ispirato all'opera di un grande narratore austriaco Stefan Zweig morto suicida il 22.02.1942, autore e traduttore dei più grandi poeti francesi come Baudelaire, Verlain, Rimbaud.

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Stefan Zweig affermava ' la letteratura non è la vita, ma un mezzo di esaltazione della vita, un modo di cogliere il dramma in maniera più chiara e intelligibile' V