C'è tempo fino al prossimo 27 aprile per visitare la grande retrospettiva allestita nelle sale del Palazzo Ducale di Genova in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Edvard Munch.

La mostra può contare su 120 opere, provenienti in gran parte da collezioni private, ed è organizzata con un percorso che illustra l'evoluzione dell'artista norvegese dal 1880 al 1944.

La mostra

Dagli inizi, caratterizzati dal naturalismo impressionistico, fino alla creazione di uno stile unico, frutto delle esperienze artistiche e personali, che lo porteranno a raffigurare con estremo realismo i suoi disagi esistenziali.

Non a caso, è definito il pittore dell'angoscia, la cui massima espressione è rappresentato dal famoso "Urlo".

Uno stile, quello di Munch, non solo distaccato dalle convenzioni dei movimenti precedenti (impressionismo, simbolismo, naturalismo), ma spesso in aperto contrasto con questi. Una pittura dissacrante e audace che diventa il principale contributo al cambiamento dell'Arte del XX secolo.

Proprio per testimoniare l'influenza di Munch sull'arte contemporanea, è stata affiancata all'esposizione principale la mostra "Warhol after Munch", un'anteprima europea che raccoglie alcune opere dell'inventore della pop art ispirate all'artista che dipinge i sentimenti.

L'accesso alla mostra sarà possibile anche durante le prossime festività del 20, 21 e 25 aprile.

Palazzo Ducale

Di particolare interesse anche la location dell'esposizione, che merita una visita al di là della retrospettiva.

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La costruzione, avviata nel XIII secolo, all'inizio del periodo d'oro della Repubblica Marinara, è stata progressivamente ampliata nei due secoli successivi, fino a perdere la sua struttura medievale.

Un incendio del 1777 distrugge quasi interamente il Palazzo, che viene recuperato alla sua originale fisionomia solo nel XX secolo.

Nella Torre del Palazzo Ducale, era ospitato un carcere che, nel corso dei secoli, ha visto rinchiusi numerosi artisti. Molti di questi detenuti hanno lasciato traccia del loro passaggio con dipinti e disegni a matita sulle pareti delle celle, alleviando così l'angoscia della prigionia che, secoli dopo, Munch sarebbe stato certamente in grado di raffigurare con efficacia.