Un film che va guardato solamente perché dietro vi si nasconde una storia vera. Robyn Davidson negli anni 70 attraversò il deserto australiano da sola, 2700 km. Sola, insieme a 4 cammelli ed un cane. Una prova che le persone semplici, con la forza di volontà, possono arrivare a compiere imprese impossibili. E' una pellicola che mi ha lasciato tante risorse riflessive. Scelta dapprima per la curiosità dell'avventura stessa, spinta verso un 'idea di viaggio che si mescola alla missione da compiere, che sempre ricorre nei miei sogni da tempo ormai. Immedesimandomi con la protagonista, sono stata proiettata in un'impresa dai toni diversi. Primo perché la storia è ambientata in un contesto geografico inusuale come il deserto australiano.

Secondo perché la protagonista è una donna. Terzo perché la missione è così ostile e sfacciatamente impossibile che il fatto che sia stata compiuta da una ragazza del Queensland negli anni '70 senza nessun apparecchio tecnologico, accompagnata solo da 4 cammelli ed un cane, la rende speciale. Robyn, con la sua storia, da misantropa e sognatrice, mi ha riportato verso uno slancio che tutti dovremmo cercare. Uno slancio di introspezione, di indagine personale.

L'Australia ora è meta per giovani disoccupati in cerca di fortuna lavorativa, una nuova macchina del Capitalismo fagocitante.Negli anni '70 si attraversava con silenzio sfidando la morte. Mi chiedo:"Chissà se esiste ancora qualcuno spinto da sete di se stesso, pronto a mettersi in moto, lontano da qualsiasi scopo consumistico? Lontano dalla voglia di manifestarsi al mondo tramite blog iper aggiornati e selfie? Chissà se esiste ancora qualcuno che sia pronto a partire solo per se stesso e non per gli altri?" Robyn lo fece e scacciò via i giornalisti, che comunque la diedero in pasto al pubblico ma con un altro senso.

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Un senso diverso da quello di oggi, un 'Australia diversa, vissuta con meditazione. Missioni diverse, fatte per scomparire e non per apparire, a differenza di oggi, dove il mondo è divenuto il nostro sciacquone del wc. Un film, emozionante, una fotografia che lascia spazio alle bellezze dei luoghi, un'attrice, Mia Wasikowska, autentica e perfetta per "l'attraversata" desertica, un regista John Curran, che si è guadagnato una pacca sulla spalla grazie alla "Signora dei Cammelli". Non rimane che augurarvi buona visione e buon viaggio.