Atteso ospite della Borsa del Turismo Archeologico di Paestum, in provincia di Salerno, sua 'altezza' Roberto Giacobbo "Ormai mi utilizzano come unità di misura: un Giacobbo sono due metri, due Giacobbi fanno quattro metri". Affabile e loquace, il volto televisivo amante del mistero, che da anni conduce la trasmissione della Rai Voyager, ha portato sul piccolo schermo appassionanti scoperte archeologiche, molte delle quali personalmente seguite, e oggi non vede l'ora di portare il suo prezioso contributo alla manifestazione. "L'archeologia sa raccontare storie bellissime, dobbiamo saperla ascoltare" così introduce il suo intervento, ribadendo che Paestum è per lui una location magica, dove ritorna sempre con grande emozione "Qui si respira cultura".

Durante l'incontro di presentazione del suo ultimo libro, La donna faraone, ha rapito il pubblico esprimendo tutta la sua passione per l'antico Egitto: "Questo è il mio primo romanzo: devo chiamarlo così perché non sono state ancora accertate le mie ipotesi sulle vicende di Hatshepsut, ma mi auguro in futuro di poterlo chiamare saggio, vorrà dire che ci avevo visto giusto".

La trama che espone ha tutti gli ingredienti necessari ad un romanzo avvincente: la prima faraone donna sul trono d'Egitto, che contro tutti e tutto riesce a governare bene e a difendere fino alla morte l'amore della sua vita. "Era forte come un uomo e bella come una dea: è l'unica donna di cui sono innamorato che non desta le gelosie di mia moglie". La regina Hatshepsut si innamorò di Senenmut quando, durante l'infanzia, lui le salvò la vita nelle acque del Nilo.

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Non appena lei divenne faraone lo portò con sé come architetto di corte e lo fece nominare Gran Sacerdote. La loro relazione clandestina fu osteggiata dai dignitari, che già non vedevano di buon occhio una donna al potere. Per vendicarsi dell'odio subito dalla casta sacerdotale, l'innamorato decise di svelare il segreto da loro custodito con cura: disegnò sul soffitto della tomba dell'amata la chiave del grande mistero delle origini della civiltà egizia, e lo coprì con l'intonaco. "Quando parlo della tomba di questa mia faraone dalle prime file sento sempre stupore e chiacchiericci: sto comunque parlando di una storia che ha tremilacinquecento anni, ne parlo come se l'avessi davvero conosciuta, ma no, caro pubblico, non poteva certo essere ancora viva" e prosegue "L'archeologia ci consente di scoprire misteri affascinanti e storie che non moriranno mai". Quest'ultimo intervento offre al simpatico presentatore lo spunto per un altro aneddoto, questa volta riguardante le indagini svolte in Siberia per accertare l'esistenza dello Yeti "Facemmo analizzare dei peli ritrovati nella grotta sua probabile dimora e ne venne fuori che appartenevano alla pelliccia di un lupo" poi continua "Un bambino, visto il nostro servizio a Voyager, ha però commentato: - Vedi papà, io ti chiedo sempre un cagnolino, anche lo Yeti ha il suo cane lupo - "come dargli torto, evidentemente abbiamo analizzato i peli sbagliati".