Saverio Costanzo è un giovane uomo di 39 anni e, se non fosse per il cognome che ci ricorda qualcuno (eh sì, è figlio di Maurizio), nessuno sospetterebbe che fin da bambino ha respirato un'atmosfera intellettualmente privilegiata e oggi avrebbe ad un passo l'opportunità di utilizzare qualsiasi mezzo di produzione desiderasse. E invece questo regista rigoroso e indipendente, al suo quinto lungometraggio, ha realizzato un film con pochissimo. Costi di produzione minimi, quasi tutto girato all'interno di una casa, ritratto di una famiglia mista a New York: lui, Jude (interpretato da Adam Driver, ex marine scopertosi attore), americano, lei, Mina (Alba Rohrwacher), italiana, s'incontrano per la prima volta nel bagno di un ristorante cinese in una situazione sgradevole e anti-letteraria (c'entra l'aspetto più prosastico della vita e una certa puzza), s'innamorano perdutamente, si sposano quasi subito e quasi subito hanno un bambino.

Ma una felicità così grande, giunta all'improvviso, finisce per stordirli e il senso di pienezza che dà l'amore e la nascita di un figlio ha su di loro un effetto nauseante e così l'eccesso sconfina nell'ossessione, l'enormità del sentimento si trasforma in fanatismo e intransigenza, nell'ossequio ad un ideale di perfezione e purezza che sì, è astratto, ma ha il potere di fare male, molto male. Mina, ossessionata dall'idea che il cibo possa costituire una minaccia per il figlio, lo nutre con soli semi e oli e così il piccolino non cresce e la sua vita è in pericolo. E dunque quel che comincia come una commedia romantica, che con leggerezza poetica accende il momento alto e sublime dell'innamoramento inatteso, diventa presto il dramma di un uomo che vede la promessa d'amore infrangersi di fronte all'evidenza della follia di chi nonostante tutto ama, ma forse non conosce veramente, ed è così stritolato da due impulsi diversi, la paura di perdere la moglie e la cognizione che proprio lei sta lentamente uccidendo il loro bambino. In questo cambio di registro da commedia a tragedia, nella concentrazione drammaturgica sul rapporto a due, cui fa da controcanto la dispersione delle certezze e dei punti fermi sul sentimento allo stesso tempo più familiare e inafferrabile di tutti, l'amore, nel sovrapporsi di domande senza risposte e di dialettica tra vuoti e pieni, risiedono i molti elementi di fascino di questo film da non perdere. S'intitola, significativamente, Hungry hearts (cuori affamati) ed è tratto (liberamente) dal libro di Franzoso Il bambino indaco: da domani sarà in tutti i Cinema.