Al Teatro San Babila di Milano, Massimo Dapporto, Susanna Marcomeni e Blas Roca Rey hanno fatto il loro debutto giovedì scorso 19 marzo, portando in scena Ladro di razza di Gianni Clementi, diretti da Marco Mattolini. Sarà in scena fino al 29 marzo.

La trama - Ladro di razza è una tragicommedia, che si inserisce di diritto nel filone del neorealismo cinematografico e narra uno spaccato del nostro recente passato storico, risalente all'ottobre del 1943, quando i tedeschi, oramai in crisi, si affrettano a lasciare la capitale, effettuando prima quel triste rastrellamento nel ghetto, per poi deportare migliaia di ebrei nei campi di concentramento dal quale pochi fecero ritorno.

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In questa triste e drammatica vicenda della grande guerra, si sviluppa il dramma di Tiberio, un vecchio ladruncolo in decadenza, che è appena uscito dal carcere di Regina Caeli, inseguito da un "cravattaro" a cui deve restituire del denaro e trova aiuto dall'amico Oreste, un "fornaciaro", casuale e involontario tramite per incontrare la ricca ebrea Rachele, una zitella acida e dal carattere impenetrabile, che Tiberio per fini diversi dell'amore, riesce a conquistarne la fiducia, con l'intento di farne la vittima del suo prossimo furto, che vuole realizzare con la complicità di Oreste, anch'egli stretto nella morsa della fame e del bisogno.

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Ma un colpo di scena, sul finale, metterà Tito nelle condizioni di avere una grande occasione di riscatto. Così scoprirà, inaspettatamente, il sentimento dell'amore che lo coinvolgerà totalmente facendogli prendere una decisione coraggiosa.



I protagonisti - La storia narrata è semplice e senza grandi pretese, perfino troppo semplice e scontata, ma il suo pregio sta nel mettere in evidenza una pagina della nostra storia d'Italia, messa in ginocchio dalla guerra e, in questo caso particolare, dallo sguardo sulla città di Roma che fu teatro di una delle pagine più squallide di quel periodo.

Tito, il protagonista principale è interpretato da Massimo Dapporto (Tiberio), che ha una recitazione fluida molto ben calata nei panni del suo personaggio. Altrettanto convincenti sono Susanna Marcomeni (Rachele) e Roca Rey (Oreste), che conquistano la simpatia del pubblico non solo per la loro ottima parlata romana, ma anche per la loro espressività ben efficace, doti accompagnate da ben studiati movimenti scenici che il regista Marco Mattolini ha saputo ben calibrare, dando al pubblico sia momenti di comicità, alternati a momenti di commozione e spunti di riflessione.

Anche la scenografia, pur nella sua semplicità, è efficace nel creare sullo stesso piano scenico, il contrasto delle due realtà: la povertà in cui viveva il popolo e l'agiatezza in cui viveva la ricca donna ebrea.

Ottime le luci e le musiche. Un solo appunto si deve fare al testo, che specie nel primo atto è lento e dispersivo. Pertanto, nonostante la bravura degli interpreti, non è sufficiente a supportarli sula scena, mentre crea momenti di pura noia, che solo nel crescendo dell'evolversi dei fatti riesce ad incuriosire e attirare l'attenzione e del pubblico sul secondo atto.

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