Medardo Rosso sino al 31 maggio, alla Galleria d'Arte Moderna di Milano. Quando la scultura si sostanzia di luce.

La scultura diversamente dalla pittura è un'arte particolare, sarà la sua bidimensionalità, sarà il gioco delle forme, ma certamente la componente materica la rende un'arte che ha un suo peso, e difficilmente può librarsi nel cielo come una tela di Chagall.

Eppure per Medardo Rosso questo è possibile e visitare la mostra che il Comune di Milano ha organizzato presso la Galleria d'Arte Moderna e aperta sino al 31 maggio lo dimostra. L'esposizione, inaugurata il 18 febbraio, permette di ammirare 53 opere scultoree e 20 fotografie che attestano il lavoro di una vita per un artista, Medardo Rosso, ossessionato dal bisogno di fermare le impressioni di un volto ed insieme alleggerire la materia del suo peso.

Una lotta strenua, quella condotta da Medardo Rosso, nel corso di tutta la sua vita, contro la gravità e la rappresentazione naturalistica, perché la rappresentazione doveva rendere la verità nelle sue fugaci impressioni e insieme sottrarre peso e far vibrare luce.

Che cosa si è inventato Medardo per ottenere tutto ciò? Ha ideato la scultura di cera, un'anima di gesso e poi una colata di cera, che potesse reiterare la forma ed insieme coprirla, così che il solco di una ruga, o la prospicienza di un setto nasale fossero più attutiti ed insieme potessero illuminarsi di maggiore luce .

Una delle prime opere realizzate con questa tecnica è l'Enfant Malade (1895) attualmente in mostra e proveniente dal Museo di Dresda. Una testina reclinata in avanti, colta in diagonale con gli occhi socchiusi e la bocca appena aperta, un capolavoro assoluto, ma ancor più sfuggente la Madame X del 1913, proveniente dalla galleria Ca' Pesaro, poi ancora la Grande Rieuse del 1891 ed infine l'Ecce Puer 1906, 'L'uomo che legge' del 1894 e Bookmaker 1914.

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Tutta una vita a cercare di imprimere sulla materia i caratteri di un volto ed insieme a celarli e a sfumarli. Un percorso, quello che l'esposizione dimostra, che muove da una forte caratterizzazione naturalistica per scemare verso forme colte in diagonale, reclinate e spezzate e sempre più vaporeggianti e indefinite. Dal 'Birichino' del 1895 e la Ruffiana del 1883, opere iniziali sino all'Uomo che legge' il cammino è lungo, ma la capacità di resa di un volto ed insieme l'arte di dare ad esso un'impressionistica rarefazione è un percorso inesorabile nel destino di questo grande scultore. Giustamente G. Apollinaire nel 1918 lo aveva definito il più grande scultore vivente. Morirà nel marzo del 1928 in un modo incredibile, mentre lavorava nella camera del Grand Hotel et de Milan, gli cadranno sul piede le lastre fotografiche in vetro. Gli verranno amputate tre dita del piede destro, poi la gamba sino al femore. Ma non si potrà fare nulla, morirà di setticemia. Ora questa bella mostra rende omaggio ad un figlio della Milano migliore che aveva dedicato tutta la sua vita alla ricerca.

L'ingresso singolo intero costa 12 euro con audioguida gratuita, ma c'è anche la possibilità di acquistare l'ingresso singolo intero con audioguida gratuita ed ingresso al museo per 14 euro.