Ama il cinema profondamente e Walter Veltroni, nei suoi quarant'anni di carriera politica, non ha mai messo in secondo piano quella settima arte che lo ha formato all'Istituto di stato di Cinematografia e Televisione, parallelamente ai fervori politici che lo hanno visto segretario della cellula della FGCI. Erano i tempi in cui, giovane giornalista pubblicista, frequentava Pier Paolo Pasolini mentre si prestava a diventare direttore dell'Unità, qualche anno più tardi. Una dedizione professionale che lo ha portato a vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali e Ambientali, per passare da sindaco di Roma a primo segretario del neonato Partito Democratico.
Sua è la Festa Internazionale di Roma, per quel cinema a cui ha dedicato tutta la sua vita, nelle collaborazioni giornalistiche con la rivista Ciak ed esperto cinematografico presso il canale televisivo di Iris. Il primo film documentario lo ha dedicato al segretario del PCI, Quando c'era Berlinguer e oggi si trova a dirigere 39 bambini, dai 9 ai 13 anni, con quella citazione iniziale tratta da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, per farli diventare protagonisti senza barriere etniche, culturali e sociali.
Un caleidoscopio visivo con quel filtro espressionista che li fa dialogare su tutto e di tutti. Primi piani con un regista fuori campo sempre presente, ad ascoltare insieme allo spettatore i punti di vista di quei giovani che parlano con il linguaggio della poesia che scaturisce dalla loro età.
I bambini sanno, la seconda fatica cinematografica di Veltroni, ha la discontinuità visiva dello status sociale dei suoi stessi protagonisti, in quelle storie raccontate nella loro semplicità di viverle, dal ragazzino rom alla bambina Down, sempre pronti a rispondere a quell'interlocutore adulto che è poi la costante della loro crescita, perché un giorno saranno grandi anche loro e quel momento magico non ci sarà più, un ricordo sterile avvizzito dal tempo. Allora si che tutto questo prende il valore originale che si era proposto il regista, che diventa dedica a Comencini, ne I bambini e noi.
Il film documentario da Pasolini a Zavattini
Non ha incassato nemmeno 200 mila euro. Un flop?
Forse preferiamo pensare che il cinema documentario raccontato da Pier Paolo Pasolini e Cesare Zavattini esiste ancora, ma la competizione con i titoli americani della stagione è improponibile (Avengers, Cenerentola della Disney), facendolo diventare quel cammeo che tutti vogliono gustarsi in privato e Walter Veltroni ha saputo raccontarlo arrivando al nostro cuore.