LE OPERE DI BOLDINI AI MUSEI SAN DOMENICO DI FORLI:CHIUSURA A BREVE

Chiuderà il 14 giugno la grande mostra dedicata a Giovanni Boldini (1842 -1931) ai Musei di San Domenico di Forlì. Dunque mancano appena dodici giorni per vedere una mostra che dire lussureggiante è poco. Il pubblico dei Musei di San Domenico sa bene lo splendore e il rigore scientifico con cui vengono realizzate le mostre di Forlì, e chi ha visitato lo scorso anno quella dedicata al Liberty, conosce bene la grandezza, la qualità e la varietà delle opere che si possono ammirare.

LE OPERE DI BOLDINI E DEI SUOI CONTEMPORANEI

Anche questa volta l'abbondanza è d'obbligo e benché l'intento sia quello di mostrare il Boldini degli esordi, quello che ha operato a Firenze dal 1864 al 1870 sotto l'influenza dei Macchiaioli, qui appena arrivi ti accoglie un quadro di Degas, suo amico carissimo, dal titolo 'Ritratti alla borsa' (1878-1879) dove Degas ritrae il banchiere Ernest May, finanziere parigino e collezionista dell'opera di Degas. Ma non sa che il suo prediletto artista ,nel farne il ritratto, lo dileggia e trasforma in maschere mostruose i volti dei signori che sono alle sue spalle.Lo stesso banchiere che all'epoca aveva appena 34 anni risulta invecchiato volutamente nel ritratto.

D'altronde era stato teorizzato già che un ritratto dovesse essere 'lo studio delle ripercussioni morali sulle fisionomie e sull'abbigliamento'.

Sulla parete vicina una tela molto più grande 'Scene di festa al Muolin Rouge'(1889) dove il Boldini si rappresenta al centro, ma con gli stessi punti di vista decentrati e la scena tagliata di sghembo, proprio come suggeriva il suo amico Degas. Una scena lussureggiante che trasuda tutta la baldoria e la voglia di divertirsi di un mondo, quello della Belle Epoque che presto sarà spazzato via.

Ma poi, nel lungo corridoio galleria, sfilano i grandi ritratti ad olio che vennero presentati in una mostra memorabile aVilla Olmo a Como: sono i ritratti della nobiltà. C'è niente meno che 'La dama di Biarritz', 'La contessa Speranza' (1899), 'Elisabeth Drexel Lehr' (1905), uno stupendo ritratto con abito rosso, 'Madame de Florian' (1898) e in una vetrina sottostante un abito in velluto, con ricami ad intarsio su velluto, che sono essi stessi quanto di più prezioso una donna possa desiderare.

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Ma Boldini, che amava cimentarsi anche nel disegno, non disdegna di ritrarre anche le dame dall'alta borghesia e così veniamo a scoprire che nell'ultima fase della sua vita, non potendo dipingere ad olio, per una grave malattia agli occhi sopraggiunta, si limiterà a disegnare col carboncino, donandoci ritratti e disegni di un bellezza strepitosa. Anche questi accuratamente in mostra, in una sezione a parte. E nella sale finali anche un ritratto di Goya, insieme a opere di Modigliani, De Nittis e Vittorio Corcos.

In ultimo un ritratto nientemeno di Edmond De Goncourt, pensieroso, nel suo studio, opera di De Nittis, chiude una rassegna che lascia ancora una volta stupefatti. Perché, come dice Ardengo Soffici, (1909) 'c'è un lampo di vita fuggevole da occhi apparsi al volo ed egli l'esprime con un fregio, in uno svolazzo, in un fuoco; lo suggella con un tocco rozzo o livido sulle labbra, lo fa tremar in un ricciolo di capello di una donna e lo fa bene'.