"Nulla è come appare. Mai. Nemmeno questo libro. Nonostante le apparenze, infatti, ciò che state per leggere non riguarda l'ISIS, e nemmeno quello che c'è dietro. Questo libro è prima di tutto un atto d'accusa verso il modo in cui la rete - che avrebbe dovuto portare democrazia, risvegliare le coscienze, liberare l'umanità - si sia trasformata nel più efficace dispositivo per controllare, manipolare, deformare la realtà e, in definitiva, dominare grandi masse orientandone le scelte."

Queste sono le parole con cui Bruno Ballardini, esperto di comunicazione strategica, saggista e autore de Il Fatto Quotidiano, apre il suo nuovo libro dedicato allo Stato Islamico, o meglio, dedicato alla nuova forma propagandistica e promozionale del nuovo millennio: il marketing dell'Apocalisse.

Cos'è questa "Apocalisse" che Ballardini svela? Questa visione dominata da un diffuso senso di tragedia o di catastrofe che ci accompagna quotidianamente sui media e sui social network da qualche anno a questa parte? È la contrapposizione tra Isis e Occidente, tra due ideologie, due estremi, due mercati e due modelli inconciliabili. Apparentemente inconciliabili, perché "se non sapremo ribellarci a chi ha interesse a continuare la 'guerra infinita', quella dei mercati, allora sarà l'Apocalisse", leggiamo sul sito di "Baldini e Castoldi", casa editrice del libro, alla pagina dedicata a questo nuovo volume.

Baldini, nell'introduzione del libro, afferma che "sul piano mediatico l'ISIS rappresenta in un certo senso l'11 settembre di internet, la prima grande sconfitta della rete".

A cosa alludono queste parole? Il terrorismo si può combattere, ma solo nella realtà, nel mondo virtuale siamo inermi, disarmati. La disinformazione e la manipolazione dominano infatti incontrastati: sia da parte dei seguaci dell'Isis, che da parte dei loro oppositori, in una "guerra infinita" che è poi quella dei mercati, più che delle ideologie.

In un articolo di ieri apparso su Il Fatto Quotidiano, "Isis: chi di spot ferisce…", Ballardini riprende alcuni concetti che ritroviamo nel suo libro, ad esempio che la battaglia tra Stato Islamico e Occidente è un pò come quella tra Pepsi e Coca-Cola, "una battaglia a colpi di spot". I video di propaganda dell'Isis sono ormai tragicamente famosi e hanno un loro "format", sono organizzati "secondo un vero e proprio palinsesto", afferma l'autore.

Ma anche dall'altra parte, l'opposta fazione, ha iniziato a rispondere con lo stesso linguaggio.

I miliziani del Jaish (formazione di ribelli che si oppone al regime di Assad) hanno infatti diffuso un video in cui alcuni combattenti dell'Isis loro prigionieri, vengono condotti verso il luogo dove verranno giustiziati. La beffa di questo video è che gli esecutori, combattenti Jaish, indossano delle tute arancioni, indumento che gli estremisti Isis fanno indossare alle proprie vittime. "Un incredibile schiaffo all'Isis", afferma quindi Ballardini, emblema di un conflitto che si combatte veramente "a colpi di spot".