Operazione U.N.C.L.E.” è l’ultima fatica del regista Guy Ritchie (già noto per i due adattamenti cinematografici, molto sui generis, di Sherlock Holmes), una spy-story in salsa comedy che si districa fra la Berlino e la Roma degli anni Sessanta, a cavallo fra un lato e l’altro della cortina di ferro.

I luoghi

Adattamento contemporaneo dell’omonima serie TV degli anni Sessanta ( “The Man from U.N.C.L.E.”, proprio come il titolo originale), il film si segnala per una certa freschezza nelle inquadrature, nella caratterizzazione dei personaggi e nella trama, senza mai prendersi troppo sul serio.

L’azione comincia a Berlino Est o, per meglio dire, nel punto in cui la città è separata in due dal muro appena costruito; da lì si dipana, fra un inseguimento e un colpo di scena, verso un finale che viene servito allo spettatore solo dopo una concatenazione serrata di scene che aumentano sempre di più la suspense, fino ad adagiarsi sulle terrazze del Grand Plaza Hotel, con tanto di Cupolone di sfondo ai dialoghi dei nostri tre improvvisati eroi.

La recensione

Il lato drammatico c’è e affiora di tanto in tanto ma non è mai approfondito dalla sceneggiatura, perché anche la morte, gli scontri e le torture – che sono degne degli scienziati folli dei cartoni animati – si stemperano nell’atmosfera di generale follia ridanciana che ricopre tutto il film.

Vero è che “Operazione U.N.C.L.E.” svolge bene il suo lavoro di intrattenimento, condendo una visione piacevole con musiche azzeccate e in linea con il setting anni Sessanta; meravigliosi, a tal proposito, i titoli di testa che si snodano lungo un filo rosso che collega le notizie della Guerra Fredda sulle testate dei quotidiani internazionali.

Ci si trova di fronte a un film patinato, pulito, che esaspera i toni senza mai appesantire i siparietti comici di battute volgari o abusare delle running gag, finendo per esaurirne ogni effetto esilarante. Lo “strano trio” protagonista, composto dalla spia americana, Napoleon Solo (interpretato da un Henry Cavill in grande spolvero, che rivedremo l'anno venturo nuovamente dei panni di Superman), il membro del KGB, Illya Kuryakin, e la giovane meccanica tedesca, Gabi Teller, in fuga da Berlino Est, ha una sua chimica tutta sconclusionata ma convincente.

Le situazioni paradossali, così come gli inevitabili risvolti romantici, si sprecano ma è da segnalare, soprattutto, l’imprevisto e improbabile affiatamento che si viene a creare proprio fra Napoleon e Illya, che finiscono per superare persino l’accesa e letale rivalità che contrappone le due superpotenze per cui lavorano, pur di aiutarsi a vicenda. Sullo sfondo di tutto, naturalmente, aleggia la minaccia nucleare, tanto per dare un tocco di ansia in più a tutta la vicenda.

Il finale, per certi versi un po’ inatteso, potrebbe quasi deludere per la facilità con cui risolve i nodi più intricati della vicenda. Basta però riportarlo nel contesto spensierato di questa spy-story, che prende molto in giro i capisaldi del genere (il serioso e sciupafemmine James Bond parla per tutti), per capire che è perfettamente coerente con le sue premesse e abbandonarsi a una risata a crepapelle sull’imbarazzo di Napoleon, Illya e Gabi che, ancora una volta, vorrebbero trovarsi altrove. Probabilmente a esercitare un mestiere che richieda sicuramente meno segretezza e destrezza di quello della spia.