Dal 15 dicembre2015 Netflix Italia ha pubblicato sul proprio canale on demand, doppiata in italiano,la web serie di produzione britannica intitolataStreet Fighter: Assassin’s Fist. Il serial, in seguito alla sua distribuzione su machinima.com, alla sua trasmissione in versione televisiva (tuttavia solo in lingua inglese) ed alla sua diffusione in formato DVD, e BluRay, però non adattato in italiano, arriva così anche nel nostro paese in un’edizione nostrana. Di sicuro, in molti nati negli anni ’80 si ricorderanno di Street Fighter, la famosa saga videoludica inerente alla categoria dei picchiaduro e ideata da Capcomcon protagonisti Ken e Ryu, gli iconici personaggi dei videogame vincolati al franchise di "Street Fighter".L'attuale serie, ambientata alla fine degli anni ’80, narrerà le origini delle figure di spicco del noto filone videoludico, ovvero di Ken e Ryu, e del loro addestramento nella disciplina marziale dell’Ansatsuken, sotto il vigile ed amorevole sguardo del maestro Gouken.

Recensione

Di coloro che sono stati ragazzini a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, in tanti si saranno probabilmente dati battaglia con la saga di Street Fightertramite le varie console o dinanzi ai cabinati delle molteplici sale giochi. I passati adattamenti cinematografici in live action del corrente ciclo videoludico, per l'appunto, delusero non poco i fan di Ryu e soci, dato che ne snaturarono totalmente l’essenza e si limitarono ad una superficiale, e macchiettistica, trasposizione del brand. Invece, con Street Fighter: Assassin’s Fistsi è voluto rendere finalmente giustizia al noto picchiaduro.

La regia è elementare ed al limite del dilettantistico. La fotografia è quasi inesistente. Il makeup è a volte approssimativo.

E alcuni attori danno spesso una prova amatoriale nell’interpretazione dei rispettivi personaggi. Tuttavia, si tratta pur sempre di una web serie a low budget che, a differenza dei suoi predecessori (dal budget sostanzialmente più corposo), dispone sicuramente di un fondamentale aspetto che quest’ultimi non avevano senz'altro: e cioè il cuore.

Effettivamente, è innegabile che la sceneggiatura scritta dai semisconosciuti Christian Howard e Joey Ansah (nonché anche registi del serial e grandi appassionati dei videogame legati a "Street Fighter") si sia dimostrata capace di conferire il giusto approfondimento psicologico ai personaggi che vi sono coinvolti nella serie, mantenendosi il più fedele possibile alle atmosfere, alle movenze ed ai profili caratteriali di Ryu, Ken, Gouken, Gouki/Akuma e Gotetsu, riuscendo addirittura a contestualizzare gli ultimi tre entro un preciso accadimento storico realmente avvenuto, in modo da giustificarne gli avvenimenti vissuti dai protagonisti.

Difatti, il pregio di Assassin’s Fist sta soprattutto nel fatto di anteporvi il lato spirituale ed i rapporti umani ai combattimenti, nonostante i duelli siano d’uopi (e ben coreografati) in un prodotto di tale genere. Oltretutto, è da lodare l’appropriata rivisitazione di talune tracce musicali di "Street Fighter" e l’adeguato richiamo alla cultura pop anni ’80, sia negli indumenti, sia citando per esempio pellicole di culto come Karate Kid, la seconda console targata Nintendo e Mega Man, uno dei videogame più di successo di quel decennio. Peccato che nella versione italiana non vi abbiano preservato i dialoghi in lingua giapponese sottotitolati, la serie ne avrebbe di certo giovato.

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