Certamente la cultura egizia ha influenzato l’Italia dall'epoca ellenistica alla Roma imperialenell'Arte e nella religione, basti pensare alle catacombe e alle nuove divinità: pitture, vasellame, sculture testimoniano i segni della cultura egizia nel mondo classico. A un anno dalla sua riapertura, il Museo Egizio di Torino inaugura nuovi spazi per ospitare la mostra Il Nilo a Pompei, visitabile fino al 4 settembre, a cura di Alessia Fassone, Christian Greco, Federico Poole con la collaborazione di Eva Mol.

E' la prima tappa della sinergia con la Soprintendenza diPompei, alle volteal centro dipolemiche sulla gestione dei siti archeologici,e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, all'avanguardia nelle ricerche archeologiche.

Ci sono reperti ricostruiti in 3D,lungoIl cammino di Osiride,un percorso di suggestioni paganeggianti all’interno della collezione permanente.Perchè, come spiega il direttore della Fondazione Museo EgizioChristian Greco:"La ricezione della cultura egizia attraverso i secoli è uno dei principali temi di ricerca che vogliamo sviluppare e questo work in progress approfondisce come l’Egitto sia stato riletto da Grecia e Roma”.

Il Mediterraneo è da sempre lo spazio storico e geografico, la rete dove culture diverse si sono incontrate e sono giunte fino a noi e fin da allora sono state condivise: motivi iconografici che sono partiti da Alessandria d’Egitto, passando dalla greca Delo, arrivando a Pozzuoli, Cuma e Benevento, Ercolano.

E oggii330 reperti da venti musei italiani e stranieri sono a Torino.Vico parlava di sterminate antichità dei geroglifici, ora invece siamo in tempi diglobalizzazione condivisa che non è un'invenzione del XX secolo, perché nel Mediterraneo esisteva già nei tempi antichi.

Il 16 aprile la mostra sarà al Museo Archeologico di Napoli, che a ottobre riaprirà al pubblico le sue collezioni egizie, il 28 giugno a a Pompei.La sala mostre al terzo piano è dedicata alla memoria di Khaled Al-Asaad, direttore del sito archeologico di Palmira, morto pertrasmettere la conoscenza di una civiltà;la sala al primo piano del Museo è dedicata a Giulio Regeni.

Nuove ricerche sulle mummie egizie in Piemonte

Ma la regione italiana dove sono presenti più mummie egizie è il Piemonte e ora le ricerche del Mummy Projectsono focalizzate sulla mummia del Museo del territorio biellese, su cui gli studisono cominciati trentanni fa, quando ancora non si disponeva dell’autorizzazione per trasportare la mummia dal museo all’ospedale Molinette.

Dalla campagna napoleonica in Egitto in poi, le mummie sono state considerate oggetti curiosi da acquistare per i collezionisti, nonchè curative tanto da essere polverizzate come medicamenti per il raffreddore e per l'impotenza, sbendate per recuperare oggetti preziosi, bruciate come combustibile oppure per conservare pacchetti di visceri.

Ora, invece, pur essendo ancora commercializzata online la polvere di mummia, sono studiate ed indagate con vere e proprie autopsie fino ad arrivare alle ricerche antropologiche più avanzate con raggi X e Tac. Si è deciso. con questi strumenti, di studiare la mummia di Biella e nelle ricerche è stata coinvolta anche la polizia forense: la mummia è stata identificata come quella di una giovane slanciata dalla colonna vertebrale molto sana, con ancora tutti i denti, probabilmente appartenente a una famiglia ricca.

Svelato dagli stessi ricercatori il mistero della mummia di Asti che non è di un uomo abbiente, come si era sempre pensato, ma di un manovale da quanto si evince dalle radiografie della sua ossatura.

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