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 La cornice del Museo di San Salvatore in Lauro ospita un’esposizione temporanea dal 13 maggio al 25 settembre, intitolata “Il Dialogo sulla Misericordia”. In occasione dell’anno giubilare, il monito degli eventi organizzati è stato diffondere il messaggio di misericordia, auspicato dall’omonima bolla pontificia del Santo Padre Francesco. Questa chiesa è già stata testimone di un episodio importante al riguardo: la custodia delle spoglie di Padre Pio.

Tale retrospettiva è stata organizzata dal Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo e il Pio Sodalizio dei Piceni di Roma. L’intento dei curatori, Sergej Androsov e Paolo Serafini, è di creare un anello di collegamento tra l’iconografia di epoche differenti, nello specifico tra Seicento e Ottocento, accomunate dalla tematica della misericordia, considerata nei suoi aspetti spirituali e corporali, e l’evento più atteso dell’anno giubilare, la santificazione di Madre Teresa.

I singoli precetti religiosi (consolare gli afflitti, dar da mangiare agli affamati, consigliare i dubbiosi, educare gli animi) abbracciano le opere proposte. 

Percorrendo l’iter della mostra lo spettatore potrà apprezzare il confronto suggerito dai curatori tra opere di epoche differenti, notando un terreno comune. A partire già dai primi quadri esposti, “Pane e lagrime” di Gerolamo Induno e “Il riposo durante la fuga in Egitto” (prima metà del XVII sec.) del Pesarese, dove il legame sussiste, oltre che nell’appartenenza di entrambi alla “pittura di genere”, anche nel contenuto narrativo delle scene.

Segue la sezione dedicata agli “affetti”, intesi nella loro accezione spirituale e nella loro esternazione fisica, i quali vengono rappresentati nel dipinto “Le due madri (1886) di Luigi Nono, artista riscoperto in seguito a una rivalutazione della pittura italiana dell’Ottocento, spesso non considerata adeguatamente, come viene anche sottolineato in questa mostra, che invece desidera restituirle credito.

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L’Arte discreta di Nono dà l’immagine della “turbatio” e della sofferenza rappresentate nella loro fisicità nel suo “Bambino malato” (1885) a confronto con il languore spirituale di un corpo dilaniato dalle frecce del "San Sebastiano" (1624-1626), in posa estatica, di Niccolò Renieri. Il tema della verità, della rivelazione della fede è rappresentato da una delle opere più suggestive esposte: “Il Cristo tentato” (1885 ca.) di Domenico Morelli. Composizione teatrale, densa di pathos, dove subentra l’elemento della fisicità e della natura terrena di Cristo, a paragone con l’“Apparizione di Cristo agli Apostoli” (1626) di Van Dyck.

I precetti morali della dottrina dei Padri e l’autorità delle Sacre Scritture investono un altro nucleo di quadri: “Presentazione di Maria al Tempio” (1670 ca.) di Luca Giordano, “Cristo e Caifa” (1615 ca.) del Battistello e “La figlia di Jairo” (1874) di Morelli. Infine viene raffigurata la misericordia intesa nell’intimità del quotidiano, come l’intento didattico nel “Maestro di scuola” (1855) di Induno, confrontata con l’ascesi mistica della "Visione di Santa Chiara di Assisi" (1615-1616) di Guercino, che si pone in dialettica con l’opera ottocentesca di stampo più profano di Mancini, “Saltimbanques Joueur de violon Joueur de guitare” (1877).

Considerata la storia dell’Occidente e dell’Oriente europeo, con le relative relazioni e differenze, questa mostra rivela come la contaminazione artistica riconoscesse il comune substrato dei principi della misericordia e un comune sentire mistico di appartenenza di entrambe le culture, russa e italiana.