Il 7 ottobre di dieci anni fa ci lasciava una delle più grandi giornaliste d'opposizione: Anna Politkovskaia. Molti anni sono passati da quel fatidico giorno in cui la donna è stata ritrovata morta nell'ascensore del palazzo in cui abitava a Mosca. La giornalista era diventata famosa per la sua forte opposizione alla guerra Cecena e al regime di Putin. Ancora un mistero restano i dettagli dell'omicidio, forse taciuti da troppe persone che la ritenevo pericolosa. Nonostante questo, il suo ricordo è rimasto impresso anche fuori dalla Russia, a testimoniare l'importanza di storie che possono essere d'esempio in un mondo talvolta troppo ingiusto.

Biografia

Anna Politkovskaja nasce il 30 agosto 1958. Studia giornalismo presso l'università di Mosca, dove si laurea nel 1980. Lavora presso il Novaja Gazeta e pubblica numerosi libri contro il regime di Putin e la guerra in Cecenia. In questo periodo iniziano le prime minacce di morte, che riceve anche da figure autoritarie come Sergej Lapin, ufficiale delle forze speciali di polizia russe. La giornalista aveva intuito di essere divenuta scomoda al governo del suo paese d'origine e preferì fuggire a Vienna per continuare la sua attività.

Dal 2001 al 2006 denuncia molti abusi compiuti dalle forze militari russe in Cecenia, come numerosi omicidi di innocenti compiuti dalle autorità. Nel 2003 rientra in Russia fiduciosa che la situazione potesse volgersi per il meglio.

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Il 7 ottobre del 2006, giorno del compleanno di Valdimir Putin, viene ritrovata morta nell'ascensore della sua abitazione con un proiettile conficcato nella testa. Tra gli italiani che parteciparono al funerale ricordiamo Marco Pannella, amico storico del scrittrice.

Il 19 febbraio del 2009, in seguito a 12 ore di camera di consiglio, tutti gli imputati vengono assolti per mancanza di prove. Venne assolto anche Sergej Chadžikurbanov, ex dirigente della polizia moscovita, accusato di essere l'organizzatore logistico del delitto. Nonostante gli sforzi e l'appoggio di numerose nazioni non è stato possibile far niente per rendere giustizia alla giornalista.