Si concluderà domani 23 ottobre la “XVI Settimana della Lingua Italiana nel mondo”, avviata lo scorso 17 ottobre dalla rete culturale e diplomatica della Farnesina con il titolo “L’italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design” e consistente in una costellazione di eventi distribuita a livello internazionale composta da 435 progetti nelle Americhe, 408 nell’Unione europea, 163 in Asia e Oceania, 171 nell’Europa extra UE, 113 nel Mediterraneo e in Medio Oriente e 75 nell’Africa Subsahariana.

Un omaggio alla favella di Dante cui è andata a corrispondere entro i nostri confini nazionali un’altra importante manifestazione relativa allo stesso ambito, ovvero la due giorni del 17 e 18 ottobre degli “Stati Generali della Lingua Italiana nel mondo”, una seconda edizione che ha preso il nome di “Italiano Lingua Viva” e ha avuto come cornice lo splendido Palazzo Vecchio di Firenze.

A ricoprire un ruolo rilevante nel complesso del dibattito sul presente e sul futuro dell’idioma italico un importante dato di fatto, spesso fonte di stupore da parte degli stessi italiani che ne vengono a conoscenza: la nostra lingua risulta la quarta più studiata al mondo, dopo il podio capitanato dall’inglese e completato da spagnolo e cinese.

Quanti studiano l'italiano?

Lo studio della nostra lingua risulta un fenomeno in crescita irresistibile. Ancora al quinto posto nel 2013, ha compiuto effettivamente il sorpasso della posizione l’anno seguente, traguardo che ha continuato a consolidare di rilevamento in rilevamento: nel biennio 2015/2016 in via di conclusione risulta un parziale di incremento di studenti stranieri pari a circa 400mila unità rispetto ai 2 milioni e 233mila del 2014/2015, stima preceduta dal milione e 700 mila del 2013/2014 e dal milione e 522mila dell’anno scolastico 2012/2013.

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Sbaragliando concorrenti temibili quali francese, tedesco, russo, portoghese e giapponese, l’italiano è diventato interesse didattico per oltre 2 milioni e 600mila individui nel mondo, galoppando nelle classifiche particolari di molte nazioni o subcontinenti.

In Europa le realtà in cui vi sono più studenti della lingua del Bel Paese sono Germania e Francia, la prima con il record assoluto a livello globale, la seconda con una stima imponente che nel 2014/2015 registrava più di 270mila unità. Australia e Stati Uniti sono invece le prime nazioni del gruppo anglofono, con la prima che sfoggia orgogliosa un italiano come seconda lingua più studiata e la seconda che, ponendo il nostro idioma al quarto posto, annovera il maggior numero di cattedre di italianistica tra i Paesi stranieri. L’Albania è il Paese straniero più “italofono” al mondo, ovvero con il maggior numero di parlanti come lingua materna e come idioma secondario, condizione resa possibile dal seguito che i nostri canali televisivi avevano oltre adriatico nell’era pre-digitale terrestre.

Nell’area del Mediterraneo l’italiano si attesta come terza lingua nelle scuole tunisine dopo il francese e l'inglese, mentre in Egitto è letteralmente spopolato negli ultimi quattro-cinque anni, passando da 20mila unità a oltre 90mila.

Perché l'italiano è così diffuso?

Molteplici le ragioni di questa fortuna in costante aumento, anche se sovente agli stessi italiani, poco inclini com’è noto a valutare obiettivamente le proprie risorse, risulta un traguardo insospettato. Ecco tutte le frecce culturali, storiche ed economiche all’arco dello studio della lingua italiana nel mondo:

  • Lingua comunemente usata dalla Chiesa Cattolica nel Vaticano così come nei contatti internazionali, nonostante il lustro ufficiale del latino, e inoltre lingua corrente in alcuni ordini come quello dei Salesiani e dei Gesuiti
  • Emigrazione portentosa nel passato e trasmissione alle generazioni seguenti
  • Lingua del melodramma e della lirica
  • Lessico specifico della musica
  • Lessico specifico della moda
  • Lessico specifico della gastronomia
  • Peso fenomenale della letteratura e dell’arte italiana
  • italia come una delle mete turistiche più visitate in assoluto.