L’iconografia italiana novecentesca tiene un posto d’onore nella poetica divisionista e simbolista ad Arturo Noci (1874-1953), artista romano, oggetto di una delicata retrospettiva tenuta dal 22 settembre al 29 ottobre alla Galleria Berardi, situata in Corso del Rinascimento a Roma. Il responsabile dell’Archivio Noci, Manuel Carrera, si è dedicato all’approfondimento critico di questo pittore, evidenziandone gli aspetti eterogenei che confluiscono nel suo sentire intimista.

Arturo Noci ebbe “natali artistici”, poiché figlio di due pittori, e frequentò il Reale Istituto Accademia di Belle Arti di Roma. Il suo senso artistico fu apprezzato fin da subito e vinse premi quali il Premio Stanzani dell’Accademia dei Virtuosi del Pantheon, e un riconoscimento di stima dall’Accademia di San Luca. In diretto contatto con la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti che gli permettevano un accostamento con l’arte straniera.

Sarà uno dei primi ad aderire al Secessione Romana, nutrendo una concezione esterofila dell’arte.

L’effetto della vibrazione luminosa, tipico della tecnica divisionista, si disvela nei suoi quadri, regalando allo spettatore una luce soffusa, proveniente dalla sorgente profonda dell’intimo. Nelle sue opere regna l’“ideismo”, una concezione dell’arte come emanazione psicologica dell’artista, che nel caso specifico di Noci, è addolcita dal suo intento di riportare fedelmente la realtà interiore del soggetto raffigurato.

Le sue creazioni appaiono immerse in un fluido atemporale, la malinconia degli sguardi e la morbidezza delle pose richiamano il simbolismo di artisti quali Whistler (1834-1903), stimato diffusamente all’epoca. In particolare è esposto in galleria il capolavoro di Noci “Ritratto in giallo” (1905) che riprende lo stilema narrativo di “Sinfonia in Bianco n. 2” (1864), di Whistler, conservato alla Tate Gallery di Londra.

Il senso dell’attesa, la posa meditativa della fanciulla, le pieghe del vestito raffigurate in ogni loro particolare.

Altro pittore che costituirà un modello di riferimento per l’artista sarà Antonio Mancini (1852-1930) il cui habitus si ritrova nell’impostazione dei ritratti. Sono esposti in galleria gli esemplari di Noci più significativi al riguardo, come ad esempio, “Ritratto di ragazza” (1906), “Ragazza col libro rosso” (1925), “Ritratto della Contessina de Wagner” (1908), “Baccante”(1901).

Mentre l’aspetto più prettamente naturalistico, filtrato dal linguaggio di un modello quale Giulio Aristide Sartorio, già visibile anche nel figurativo, è presente in “Veduta di Villa Madama sul Tevere” (1892), “Villa Borghese” (1896).Una retrospettiva accurata su un pittore che con la sua poliedricità, rappresentata in tutte le sue sfaccettature, arricchisce su quale sia stato il sentire di un’epoca intrisa di fervore artistico come il fin de siécle e le prime decadi del Novecento.Il suggerimento implicito ai nostri lettori è di tenere conto anche delle piccole realtà di rassegne artistiche delicate come questa trattata, che sono racchiuse in gallerie e fondazioni.

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