"Per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione musicale americana". Con questo elogio, Bob Dylan ha conquistato il Nobel per la letteratura 2016. Giusto o tardivo riconoscimento? I critici di tutto il mondo si dividono. Se fra gli anni sessanta e ottanta l'artista di Duluth ha rivoltato il panorama musicale con un folk elettrico e una lingua di fuoco, negli ultimi tempi è sembrato stanco. Tuttavia, l'Accademia svedese ha voluto premiare la carriera di un personaggio eclettico e lo ha preferito a scrittori che hanno comunque giovato alla letteratura mondiale.

Elogio degli sconfitti, fra sorprese e maledizioni

Ngugi Wa Thiong'o.

Kenyota, finito in carcere per mano di Daniel Toroitich arap Moi. Il Presidentissimo non ha gradito i suoi libri, specialmente Mi sposerò quando lo vorrò. Lo scrittore si è spesso occupato della libertà dei popoli africani e ha usato la non popolare, per il resto del mondo, lingua gikuyu. 

Philiph Roth. Un americano ebreo di successo. Con l'alter ego letterario Zuckerman, Pastorale americana e Lamento di Portnoy ha dissacrato una società a stelle e strisce viziosa. Mai sottovalutare il potere del sesso e dell'ironia, grandi smacchiatori del peccatore moderno. 

Adonis. Poeta siriano contro le religioni repressive. Gli hanno augurato la morte dopo la pubblicazione di Violenza ed Islam. Fino a ieri era fra i favoriti per la vittoria del Nobel, poi ha capito di dover subito tornare a raccontare una Siria dal presente incerto. 

Don de Lillo. Il suo punto di vista narrativo sorprendente ha reciso la Guerra Fredda di Underworld.

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La critica letteraria lo ammira per la versatilità stilistica, non solo per Americana. E pensare che prima di darsi alla letteratura, faceva il pubblicitario. 

Murakami. In queste competizioni si fa il tifo per lo scrittore giapponese di Norwegian wood, perché accarezza sempre la vittoria. In Italia ha un bel seguito, catturato dalle tematiche dure che scherzano con la morte. Fra un anno sarà la volta buona?

Bob Dylan è un Nobel, Io non sono qui di Todd Haynes un film dedicatogli

Suonatore di chitarra e armonica, creatore di Mr. Tambourine Man, The Times they are a chaning e dell'invettiva The hurricane, in difesa del pugile Rubin Carter. Per lo studioso musicale Riccardo Bertoncelli, "Dylan ha saputo offrire un modo diverso di guardare le cose. Più di ogni altro è stato capace di rendere i testi delle canzoni influenti e ha insegnato al rock ad approcciarsi ai testi in modo diverso". Una vita tanto multiforme è difficile da riassumere. Il regista Todd Haynes ci ha provato col film Io non sono qui. Un Dylan fatto a pezzi e rivisitato da attori diversamente attraenti come Richard Gere, Ben Whishaw, Cristian Bale, Cate Blanchett, Heath Ledger e Marcus Franklin.

Il film gioca sulle visioni, il citazionismo e il romanticismo fotografico. In nome di un'icona musicale, è nato un racconto corale e sfuggente, dall'estetica godibile. Si poteva scegliere una lettura migliore per chi ha ripudiato le semplificazioni?