L'11 ottobre è la "Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze". Un appuntamento istituito dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare e mettere in atto misure concrete per fermare ogni tipo di violenza sulle ragazze e che a Roma verrà celebrata al teatro Anfitrione con uno spettacolo dal titolo "La Sposa bambina".

In cerca di libertà

Sognare di essere liberi come un uccello, mentre davanti si prospetta una vita di sacrifici, divieti e privazioni.

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È il destino di una bambina, costretta a sposare un uomo molto più grande di lei, venduta dalla propria famiglia in cambio di soldi. Scene ricorrenti in molti paesi del terzo mondo, ma da cui l'Italia non è immune, come dimostrano alcuni articoli di stampa, comparsi sui media nazionali.

Un'opera, portata in scena dall'associazione romana "I 7 Raccoglifiabe", in passato già rappresentata a Perugia grazie all'impegno della Provincia e che adesso viene riproposta agli alunni delle scuole del comune umbro grazie all'impegno dell'amministrazione comunale. L'obiettivo è quello di sensibilizzare a un tema attuale e scottante come quello delle spose bambina, ma anche di far riflettere sulla contrapposizione tra realtà e simbolismi e riti magici presenti in ogni angolo della nostra società.

Una realtà agghiacciante

"Le bambine vengono portate via dal nostro paese - ha spiegato Laura Masielli, presidente dell'associazione e autrice dell'opera - per sposarsi nella loro nazione di origine. Spesso avviene per soldi, perché i genitori sono poveri o non riescono a mantenerle o per pagare una dote inferiore.

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Loro devono annuire senza possibilità di replicare ma se loro sono immobili, ridotte alla passiva schiavitù, con le mani legate, noi invece possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Da questo nasce l'idea di portare in scena un pezzo teatrale che tratta proprio il tema delle spose bambine e che ha come protagonista una vittima della società, della tradizione (che rappresenta i riti magici e il simbolismo), della povertà, di un sistema che ripete se stesso sbagliando e non dando altre possibilità".

Lo spettacolo de "La sposa bambina", che verrà portato in scena il 15 ottobre alle ore 17,30, parla di una ragazza che viene venduta dai suoi genitori a un uomo che le vuole proibire di andare a scuola, sentire la musica, essere libera. La posizione di inferiorità delle donne non permette alla madre di avere voce in capitolo sul futuro della figlia, pur avendole dato la luce, costringendola a sottostare al volere del marito e degli uomini. Così la donna pensa di rubare i soldi che l'uomo ha pagato, per poter scappare con la figlia, ma la bambina avendo sentito i discorsi degli adulti e sapendo a cosa sarebbe andata incontro decide a sua volta di scappare e di cercare rifugio dalla propria maestra.

Prima di andare a chiedere aiuto però decide di nascondersi in un pozzo per far perdere le proprie tracce. I genitori la cercano e quando la madre la trova preferisce custodirla dentro di se piuttosto che condannarla a un futuro crudele.Una storia che può essere ambientata in una qualunque città italiana e che vuole far riflettere sul fatto che i dati mostrano una preoccupante percezione sull'accettazione della violenza, in particolar modo tra le ragazze.

Per dirla con le parole di Geeta Rao Gupta, Vice Direttore generale dell'Unicef, la realtà parla "di una mentalità che tollera, perpetra e giustifica la violenza, ma che al contrario dovrebbe far suonare un campanello d'allarme in ognuno di noi, ovunque".