Torna a vivere sul grande schermo un film che è ritenuto uno dei più grandi capolavori del cinema mondiale: "la morte corre sul fiume", diretto nel 1955 dal celebre attore inglese charles laughton. La pellicola è stata infatti restaurata in una versione che mette ancora di più in risalto lo stile espressionista (per l'epoca fuori tempo massimo) che Laughton scelse per girare la sua opera. Tratto da un romanzo di David Grubb e ambientato nell'America povera e ignorante della Grande Depressione, il film racconta la storia di Harry Powell, un presunto predicatore evangelico (in realtà, un assassino psicopatico) che in carcere cerca di farsi rivelare dal compagno di cella morente dove quest'ultimo ha nascosto un cospicuo gruzzolo di denaro, frutto di una sanguinosa rapina.

Non riuscendoci, appena sconta la pena raggiunge la famiglia dell'uomo (moglie e due bambini) nella Virginia Occidentale; conquista la fiducia della vedova sposandola e della comunità con le sue capacità manipolatorie, ma non riesce a farsi dire dai bambini (che sanno dove si trova il denaro) il nascondiglio. Quando la vedova capisce il suo piano, Harry la uccide ed inizia un inseguimento dei poveri orfani, che fuggiranno a bordo di una barca lungo il fiume Ohio.

Un classico atipico

Interpretato da due attori di prima grandezza come robert mitchum e Shelley Winters, nonchè dalla star del cinema muto Lillian Gish, il film all'epoca fu rifiutato dal pubblico costringendo Laughton (che meditava di rifarsi una carriera come regista) a tornare alla recitazione dopo quest'unica prova, e solo molti anni dopo fu rivalutato per essere poi definitivamente consacrato come film cult.

I motivi sono molteplici: innanzitutto, il senso di terrore e il cinismo non erano certo consoni per l'epoca, ancora colma di quell'ottimismo che fu poi ricostruito in "Happy Days", mentre gli attori erano alle prese per la prima volta con dei ruoli all'antitesi di quelli interpretati fino a quel momento. Eppure Mitchum, con il suo abbigliamento da mormone ottocentesco e le parole "Amore" e "Odio" tatuate sulle nocche, è inquietante come un vero e proprio orco, con una faccia granitica che in certi momenti si illumina di una ferocia spaventosa; il suo personaggio è un vero e proprio serial killer che uccide intonando ninne nanne o canti religiosi, troppo in anticipo sui tempi.

Ma tutto il film lo era: la fotografia in bianco e nero di Stanley Cortez riesce a creare un mondo fiabesco colmo di peccato e di una difficile redenzione, e regala perle visive come il cadavere della vedova legato in un'automobile in fondo al fiume con le alghe che le fluttuano tra i capelli oppure il lungo viaggio dei piccoli in barca lungo un fiume nero come la pece e denso di pericoli enfatizzati dalle loro menti infantili.

Ma la pellicola è anche un atto di denuncia contro ogni genere di fanatismo religioso, ambientato nell'America più profonda invasa dal peggiore puritanesimo (la gente parla praticamente recitando versetti della Bibbia) e dove il linciaggio per diversi motivi è sempre in agguato. Insomma, è un capolavoro per nulla invecchiato, che merita sicuramente una visione.

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