C'era da aspettarselo e così è avvenuto: ad uno ad uno gli artisti che hanno, sfortuna loro, un contratto per l'organizzazione dei loro concerti con Live Nation stanno prendendo le distanze, impegnandosi anche a procedere per vie legali. Dopo Vasco Rossi e Tiziano Ferro, arrivano anche i comunicati di Marco Mengoni e di giorgia.

Marco Mengoni: 'mai avuta alcuna evidenza di irregolarità'

Ieri sera mercoledì 9 novembre, a pochi minuti di distanza dal comunicato scritto sulla sua pagina facebook da Tiziano Ferro, appare anche la smentita ufficiale di Marco Mengoni, che parla tramite il suo staff precisando come, dal 2014, anno in cui sono iniziati i rapporti tra il cantante e Live Nation, non sia mai venuto a conoscenza di irregolarità né per i tour precedenti né per il tour attuale che partirà proprio questo sabato 12 novembre da Mantova.

Situazione spiacevole anche per Marco, che si ritrova, un po' come per Tiziano Ferro, a non poter cambiare a questo punto organizzatore della tournée, cosa che con moltissima probabilità avverrà per entrambi gli artisti nel futuro.

Il comunicato di Giorgia

E la situazione è spiacevolissima anche per Giorgia, i cui biglietti per il tour sono in vendita già da molto tempo e anche per lei è praticamente impossibile annullare i rapporti a questo punto con Live Nation. Ma era doveroso che arrivasse un comunicato: Giorgia parla tramite Giampaolo Tabacchi, della Microphonica, la società che cura l'immagine della cantautrice, dichiarando apertamente l'estraneità alla vicenda e affermando la volontà di fare luce anche sul passato, per accertare che non vi siano mai state irregolarità e speculazioni sul nome di Giorgia.

Comunicazione ufficiale di Live Nation

E a parlare è anche Live Nation, tramite un comunicato ufficiale che ci tiene a difendere gli artisti per i quali lavora, proprio perché Roberto De Luca, amministratore delegato di Live Nation, nel servizio de 'Le Iene' si è lasciato sfuggire, un po' per arrampicarsi sugli specchi un po' perché evidentemente voleva uscirne pulito, che il secondary ticketing era una cosa assolutamente voluta dai cantanti.

E l'affermazione è arrivata dopo svariati tentativi di discolparsi: prima ha parlato di beneficenza, poi addirittura di fondi per i terremotati e in ultima istanza, ovviamente, ha provato a discolparsi sostenendo che le maggiorazioni dei biglietti andassero agli artisti. Tutto per non ammettere la truffa della quale era artefice, promulgatore e probabilmente anche beneficiario.